Sezioni Tematiche

Effetto Bartolozzi su Nordio
Il ministero è in pieno caos

Dietro la confusione del Guardasigilli Nordio sulle carceri, palesatasi con il suo auspicio di incontrare il presidente Mattarella per parlare di soluzioni al sovraffollamento, proprio mentre in Parlamento si votava il suo decreto carceri, si cela anche una fase di turbamento che sta interessando il ministero della Giustizia. La squadra ministeriale, infatti, continua a perdere pezzi. Dopo il capo di gabinetto, Alberto Rizzo, dimessosi a febbraio, e la direttrice dell’ispettorato, Maria Rosaria Covelli, andata via a maggio, stavolta è il turno di Raffaella Calandra, che ha deciso di lasciare il suo incarico di capo ufficio stampa del ministro, per tornare al Sole 24 Ore. Fonti di Via Arenula riferiscono che all’addio avrebbe contribuito l’ormai solito, costante attivismo di Giusi Bartolozzi, nuova capa di gabinetto. Continua su ilfoglio.it

Chi vota Vannacci? Chi ha perso il valore della parola

Gli invotabili sono una categoria particolare, oggi molto in auge e molto votata. Il macroesempio è Trump, che si dice protetto da Dio per salvare il mondo. Si può votare un tronfio megalomane? Il microsempio è il generale italiano che minaccia di aprire la patta dei pantaloni come atto di gender culture e, dimostratosi maschio in effigie potenziale, vuole dimostrarsi anche bianco affermando con una certa pomposa solennità che Paola Egonu è nera di pelle. Si può votare un uomo dall’intelligenza tanto temeraria? Certo che no. Eppure questa posizione, questo scontato diniego, deve conquistarsi il suo spazio, la sua credibilità intellettuale e politica, insomma bisogna faticare per un obiettivo in apparenza così ovvio, così facile in teoria da raggiungere. Come mai? Fior di conservatori americani hanno spiegato che Trump non..

Tutti scrittori. Chi ci salva da questa fiera della vanità?

Aiuto. Che Dio ci salvi dai sedicenti scrittori che, sempre più numerosi, piritolleggiano in ogni piazza, in ogni slargo, in ogni radura, in ogni anfratto, per presentare i loro libri. Non se ne può più. Lo ha detto, sulle colonne del Corriere della Sera, Pietrangelo Buttafuoco, un intellettuale di prima fila che ora presiede la Biennale di Venezia. Lui non ne può più dei premi che sono diventati un falò della vanità. Avete presente quella gigantesca girandola narcisista che ammorba le nostre estati e che trasforma anche gli asini e gli sgrammaticati in “romanzeros”? Lo fa con la stessa insofferenza e con la stessa sufficienza con la quale Carlo V d’Asburgo, imperatore dell’Impero Romano e re di Spagna, assegnò un cavalierato ai postulanti di origine catalana che in Sardegna gli..

Meloni (ma non è la sola) ne abusa
basta, aboliamo i decreti legge

La Camera mercoledì scorso non aveva ancora finito di votare l’ultimo decreto legge prima della sospensione estiva dei lavori, il quarto in due giorni tra Camera e Senato, che già il governo approvava un altro decreto legge, nel consiglio dei ministri prima delle ferie. Il Parlamento deve sempre avere dei decreti legge da esaminare, senza soluzione di continuità. Succede da decenni, con i vari governi, tecnici, di destra e di sinistra, che si sono succeduti ma con il governo Meloni questo modo di governare si è accentuato. Sarebbe la prima riforma da fare, l’abolizione della decretazione d’urgenza. E a maggior ragione sarebbe necessario farla, questa riforma, se si va davvero verso il premierato. In effetti, il passaggio dalla cosiddetta prima Repubblica, caratterizzata dal governo unico della Dc, con le sue..

Il gatto col papillon. Ritratto balzachiano di Lino Jannuzzi

Siccome sapeva tutto, perché era un gattaro con i baffi ma anche un gatto col papillon, Lino Jannuzzi era un mistero solo a sé stesso. La finzione era la sua allegria segreta, il suo strumento di lavoro nell’accertamento parossistico della verità. La sua natura non era quella stanca del giornalista, sebbene balzachiano per professione (e il libro minuscolo appena pubblicato da Claudio Cerasa va letto pensando a lui). Nemmeno quella del narratore, sebbene i grandi processi dal Sifar a Tortora a Buscetta a Andreotti, e i sogni di Pietro Nenni addormentato su una panchina, li ricorderemo nella sua prodigiosa messinscena, e le altre varianti della memoria a verbale saranno semplicemente dimenticate. Del suo dongiovannismo, della mascheratura goliardica, del poker con Renato Salvatori, dei tori accompagnati senza toccarli nell’encierro di Sanfermines,..

L’estate rovente di Salvini
Guai in vista per la Meloni

Ora che non si sbronza di Papeete, Salvini si sbronza di televisione. Il governo lo ha preso in mano lui. Ha paralizzato la Rai, unito le opposizioni (sulla Rai) e tra pochi giorni va pure in ferie da Bruno Vespa, alla Masseria Li Reni. Vuole stare vicino, vicino a Giorgia Meloni, anche lei in Puglia, passare il Ferragosto con il secchiello, costruire ponti di sabbia con Andrea Giambruno. Sulla Rai fa dire ai suoi che “FdI non è all’altezza”, e che adesso “o si accettano le condizioni di Salvini o si cambia ad”. Ha un papello. Prendere o lasciare. Non gli basta più il dg Rai. Chiede “l’alternanza dei conduttori, Lega-FdI”, la dote per la casa, la Rai pregiata. Pretende la direzione di Rai Cultura, la guida di Rai Fiction,..

Meloni vuole aumentare la tassa
di soggiorno. Albergatori in rivolta

Mentre a Barcellona i locals non ne possono più e scendono in piena Rambla a sparare getti d’acqua contro gli ignari stranieri in visita nella capitale catalana e a Santorini, iconica isola greca dell’Egeo, 15.000 residenti per 11.000 turisti al giorno in alta stagione, il sindaco chiude i residenti ‘ai domiciliari’, l’Italia, la cui crescita dipende sempre più dalle decine di milioni di visitatori che la visitano ogni anno, il turismo lo tassa. E anche salatamente. O almeno questa è l’intenzione del governo Meloni che, in una bozza di decreto, visionata da HuffPost, pronta ad andare in Consiglio dei ministri, procede con due tratti di penna ad aumentare e a estendere su tutto il territorio l’imposta di soggiorno già esistente nei nostri capoluoghi di regione. La logica è quella degli..

Questo immenso teatro della crudeltà chiamato Olimpiadi

Le Olimpiadi sono spettacolo per famiglie, in apparenza, e magari di pura passione per la gara in sé, in realtà a guardarle bene sono un immenso teatro della crudeltà. Alla bellezza dei giochi, alla loro varietà, al campione universale di umanità che esprimono e rappresentano, corrisponde la costruzione o coltivazione intensiva dei corpi degli atleti con effetti di armonia e bellezza classica e di deformazione funzionale del visus e della muscolatura. Si capisce a un primo sguardo la fatica impiegata in anni di preparazione accanita, si intuisce come sogno e incubo l’ansia del primeggiare che è la vera gloria di competizioni alle quali in teoria si dovrebbe prima di tutto partecipare decoubertianamente, e solo dopo eventualmente vincere. Balle. La caccia alla medaglia cancella ogni aspetto genericamente sportivo, com’è d’altra parte..

Come eravamo. Noi bravi ragazzi della profonda Sicilia

Chi me lo doveva dire – ero un ragazzino di dieci anni, nato e cresciuto su un pizzo di montagna tra i Nebrodi e le Madonie – che alla fine dell’estate mio padre mi avrebbe portato a conoscere il mare? A quel tempo, nella profonda Sicilia dimenticata da Dio e dagli uomini, succedevano cose che molti anni dopo – muchos anos despues – avrei letto in un libro che arrivava dal Sud del Mondo e che aveva come titolo Cento anni di solitudine. Anche lì c’era un eroe, Aureliano Buendia, che un giorno “si sarebbe ricordato di quando il padre lo portò a conoscere il ghiaccio”. Ma il luogo geometrico del mio incanto non si chiamava Macondo, come nel romanzo di Garcia Marquez. Era Pedara, un paesino di pietra nera..

Gerenza

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