Caro ministro Giuli
liberaci dai pagnottisti

Non gli è bastato il disastro dell’Orchestra Sinfonica, allo sbando da oltre due anni. E non lo appaga nemmeno la sfacciataggine con la quale continua a designare, per gli incarichi di sottogoverno, i riccastri che gli organizzano le feste. Ora Renato Schifani teme di perdere la partita del Teatro Massimo e, per tutelare la sua parrocchietta, ha lanciato un avvertimento al neo ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Non accetteremo decisioni calate dall’alto”, ha dichiarato. E se Giuli, cui spetta l’ultima parola, designasse per la sovrintendenza del Massimo un Riccardo Muti o un’altra stella del firmamento musicale? Schifani punterebbe comunque i piedi. Perché il presidente della Regione traccheggia da mesi per piazzare in quel posto Andrea Peria, un pagnottista del suo cerchio magico. Ovviamente fedele, docile e molto sensibile alle ragioni..

Il detto e il non detto
nella notte degli azzurri

Chi crede più nei comunicati stampa? Nessuno: sarebbe come credere che da una pietra, all’improvviso, possa sgorgare sangue; o, più felicemente, sangue e latte. Leggete bene la nota con la quale Forza Italia racconta l’incontro tra il presidente della Regione e il gruppo parlamentare dell’Ars. Ci troverete semplicemente il lungo monologo col quale Schifani ha esposto i successi, chiamiamoli così, ottenuti in due anni di governo. Mentre sarebbe stato interessante sapere se almeno uno dei tredici deputati azzurri ha trovato il coraggio di scoperchiare il pentolone dei mugugni e di contestare al governatore il fatto che lui, per due anni, ha puntualmente ignorato le istanze del gruppo: ha distribuito gli assessorati ai suoi tecnici di fiducia e il sottogoverno ai riccastri che gli organizzano le feste. Se questi nodi non..

Non accadeva neppure
nella corrotta Bisanzio

La legge contro il crack si poteva scrivere in due giorni e approvare nel giro di una settimana: la chiedeva un esercito di vite bruciate, la invocava con forza l’arcivescovo di Palermo, erano d’accordo tutti i gruppi politici. Ma la Regione, si sa, non è fatta per risolvere i problemi. All’apparenza è una macchina ricca e lussuosa: una Rolls-Royce. Ma con un problema: ha il motore fuso. L’Assemblea regionale non cava un ragno dal buco e Palazzo d’Orleans non sa più pensare a una norma che non sia una torta da spartire. Poi ci sono i capricci e gli spagnolismi di un taglianastri come Renato Schifani. Dopo un anno la legge contro il crack sembrava già pronta ma la fumata bianca è dovuta slittare di un giorno perché il governatore..

Una strigliata d’amore
per il Trapani calcio

Le strigliate di Renato Schifani non fanno più notizia: sono un tributo che il presidente paga al teatrino della politica. Ma ieri forse ha esagerato un po’. Ha letto dei 191 passeggeri di un volo Ryanair costretti a dormire per terra all’aeroporto di Trapani e si è inalberato. Tra i passeggeri abbandonati dalla compagnia aerea c’erano i giocatori della Juventus NG che nel pomeriggio avevano disputato la partita col Trapani Calcio. Valerio Antonini, patron della squadra di casa, ha avvertito l’imbarazzo ed ha ricordato che lui, mesi fa, si era detto disponibile a privatizzare lo scalo. Schifani ha colto il messaggio e ha convocato il presidente di Airgest per la strigliatura di rito. Un colpo di teatro. Quando si tratta del Trapani Calcio, il governatore non bada a spese e..

L’articolo della Trattativa
applicato agli ex amanti

Toh, chi si rivede: un articolo del codice penale che credevamo sepolto dalla storia e dalle risate di chi ancora crede nello stato di diritto. E’ il “338”. Che prevede “violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato”. Lo avevano tirato fuori dodici anni fa alcuni magistrati palermitani – i cosiddetti magistrati coraggiosi – che con l’allegro romanzo della Trattativa volevano incastrare, oltre ai più sanguinari boss di Cosa Nostra, anche alcuni alti ufficiali del Ros, il raggruppamento operativo dei carabinieri. Lo ha rispolverato ieri la procura di Roma nel tentativo di venire a capo di un altro romanzo, addirittura più greve e scollacciato: quello che vede ormai contrapposti l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e l’influencer Maria Rosaria Boccia. Segno che il “338”, più che a complicate questioni di mafia,..

Una sala vuota
per Totò Schillaci

L’assessore al Turismo, Elvira Amata, poteva scegliere un decoroso silenzio, invece ha voluto piritolleggiare anche su Totò Schillaci. E piritolleggiando ha fatto sapere che al grande calciatore appena scomparso l’assessorato intesterà la “sala delle decisioni”. Un annuncio roboante, ampolloso, addirittura pretenzioso. Resta però in piedi una domanda: quali decisioni verranno prese nella “Sala Schillaci”? Certo, l’assessore Amata deciderà personalmente a chi assegnare i contributi per la sagra del peperoncino o per la festa del Santo Patrono. Ma le decisioni importanti – quelle che muovono milioni di euro: ricordate lo scandalo SeeSicily? – non vengono prese in via Notarbartolo. Il piatto ricco lo amministra direttamente la “corrente turistica” che fa capo al Balilla e ai gerarchi romani. La sala resterà chiusa, lo spirito di Schillaci potrà riposare in pace.

Calenda paga il conto
pure dell’errore siciliano

Ben gli sta, verrebbe da dire. Fino a pochi mesi fa i talk-show lo presentavano come l’astro nascente della politica italiana, come il leader svincolato dalle logiche del passato. Insomma, Carlo Calenda sembrava il sol dell’avvenire. E sembrava pure che la sua “Azione” fosse l’ideale punto di aggregazione per quei moderati sempre alla ricerca di un partito di centro dal quale contenere gli estremismi di destra e di sinistra. Ma nel volgere di una settimana, Carlo Calenda è rimasto solo: le quattro personalità più in vista di “Azione” – Enrico Costa, Maria Stella Gelmini, Giusy Versace e Mara Carfagna – lo hanno clamorosamente abbandonato. Forse avrebbero dovuto pensarci prima. Come hanno potuto dare credito per due anni a un leader che, nell’estate del 2022, ha candidato alla presidenza della Regione..

Con Giuli si riapre
la partita del Massimo

Vai su per la scalinata del Teatro Massimo, attraversi il foyer, ti immergi nella magnificenza della sala, tra i palchi e la platea, e ti chiedi: chi amministrerà questo grande patrimonio di arte e cultura? Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ripropone al vertice Marco Betta, musicista di respiro internazionale, ma sa che, nella scelta, avrà voce in capitolo anche Palazzo d’Orleans. Dove il Grande Lottizzatore, Renato Schifani, non vola mai alto: dal suo retrobottega viene fuori sempre il nome di Andrea Peria, il pagnottista che ha già combinato un pastrocchio, al Politeama, con la sovrintendenza dell’Orchestra Sinfonica. Per fortuna, alla fine deciderà il nuovo ministro della Cultura, Alessandro Giuli, altra pasta rispetto al goffo Sangiuliano che già pensava di piazzare a Palermo una sua consulente, Beatrice Venezi. La partita..

Montecitorio raccoglie
l’eredità di don Puglisi

Grati a chi ha raccolto la sua eredità”, ha detto il governatore Renato Schifani commemorando il sacrificio di Don Pino Puglisi, l’apostolo di Brancaccio trucidato nel 1993 dalla mafia. Ma per un gioco del destino - o della politica - una buona parte dell’eredità lasciata dal sacerdote ucciso l’ha raccolta, certamente all’insaputa di Schifani, il vice presidente della Camera, Giorgio Mulè: da oggi farà parte del suo staff di Montecitorio Maurizio Artale che a Brancaccio ha diretto da sempre il Centro Padre Nostro, un presidio di legalità contro le sopraffazioni di Cosa Nostra. Il Centro, fondato da Don Puglisi, avrà così la possibilità di essere e operare dentro le istituzioni. Non tutti gli uomini delle istituzioni sono uguali: c’è chi utilizza lo staff per reclutare pagnottisti e avvocati di affari..

Le allegre consulenze
da Roma alla Regione

Consulenti sotto tiro. Non bastava Maria Rosaria Boccia, la “non consigliera” che ha gettato nella polvere Gennaro Sangiuliano. Ora spunta Narda Frisone, altra donna avvenente, molto cara al ministro Giorgetti, piazzata anche lei alla Cultura. In questo valzer non poteva mancare la Sicilia. Il Fatto Quotidiano tira in ballo Simona Vicari nominata da Renato Schifani consulente per l’Energia con uno stipendio di sessanta mila euro l’anno. Il giornale grida allo scandalo perché l’ex senatrice è imputata di corruzione in un processo dove la Regione è parte civile: avrebbe ricevuto dall’armatore di Liberty Lines un Rolex di cinquemila euro in cambio di un emendamento. Bell’impiccio. Ma a Palazzo d’Orleans non c’è imbarazzo: “Fino a condanna definitiva siamo tutti innocenti”, hanno risposto al Fatto. Quando si tratta di garantire i suoi, Schifani..

Gerenza

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