È il Tg1 che dà la notizia, ma è la politica che la nasconde. O l’impagina, che è la stessa cosa. Gian Marco Chiocci, il direttore, è in piedi davanti alla redazione del Tg1, in assemblea, e fa una domanda retorica – la risposta la conosce già, e anche chi lo ascolta la conosce, e questo è precisamente il problema. La politica lo chiama ancora prima che un pezzo sia impaginato, racconta ai colleghi. “Mi chiamano per chiedermi perché non metto quel pezzo e come lo metto. C’è qualcuno di noi che li avverte. A volte mi vengono riferite, da esponenti di primo piano della politica, battute fatte in riunione. Mi viene chiesto conto di quello che diciamo. Pezzi da novanta mi telefonano citando quella battuta di un redattore fatta tra noi”. Pausa. “Ma siete giornalisti o siete l’ufficio stampa della politica?”. E ancora: “In Rai comanda la politica. E fare finta di non saperlo e scandalizzarsi improvvisamente è da ipocriti, e io ipocrita non sono”. È giovedì pomeriggio, e Chiocci è sceso in assemblea. Non convocato, non citato in giudizio, sceso di sua volontà, con l’urgenza di chi ha qualcosa da togliersi di dosso. Domenica aveva rilasciato un’intervista a Telenord, emittente genovese, il cui contenuto mercoledì era rimbalzato su tutta la stampa nazionale con la velocità propria delle cose ovvie. Il direttore meloniano del Tg1 aveva detto di essere di destra, di conoscere Giorgia Meloni, di esserle grato per la nomina e di esserle grato perché lei sul telegiornale non mette becco. A quel punto i sindacati sono insorti, il comitato di redazione ha scritto una lettera ai colleghi del Tg1, l’Usigrai, il sindacato che tutto maneggia, ha convocato la storia e la coscienza del giornalismo italiano, e Viale Mazzini – dove da sessant’anni le direzioni si assegnano come i feudi nel Medioevo – si è scoperta improvvisamente scandalizzata dall’idea che qualcuno possa essere stato nominato per ragioni politiche. Un po’ come se al casinò di Montecarlo qualcuno scoprisse con stupore la presenza del gioco d’azzardo. La Rai è l’azienda dove tutto è lottizzato con una minuzia che farebbe invidia a certi testamenti notarili. Si diventa corrispondenti all’estero iscrivendosi alla corrente giusta. Si diventa direttori, vicedirettori o caporedattori per designazione di un parlamentare di Vigilanza Rai con la terza media. Persino i conduttori dei programmi, pure quelli bravi e famosi, hanno bisogno di una sponda politica, la cercano, la trovano, e poi ce li ritroviamo distribuiti qua e là fra i programmi della sera come foglioline di prezzemolo sul pesce lesso. “Va bene tutto, ma l’ipocrisia no”, ha detto Chiocci ai giornalisti del sindacato.


