Da noi Donald Trump non piace affatto. Lo documentano sondaggi come l’ultimo di Ipsos che ha rilevato un 63 per cento di italiani disgustati dallo zio d’America e soltanto il 20 per cento soddisfatti. Tra favorevoli e contrari non c’è gara. Ma in fondo basta sentire che cosa ne dicono al bar, in ufficio, alla bocciofila: Trump troppo aggressivo perfino quando ci azzecca, prepotente, bullo, un toro scatenato. Più lui va sopra le righe, più la gente qui si spaventa. E sull’onda dell’allarme c’è chi si chiede come farà Meloni a cavarsela, fino a che punto potrà giustificare The Donald senza diventarne complice, corresponsabile delle mostruosità. Specialmente a sinistra c’è chi pensa o spera di addossare alla premier gli eccessi trumpiani con l’obiettivo di smascherarla, di mostrare il suo vero volto autoritario. A lungo andare, è l’idea, Giorgia ne pagherà il conto elettorale. Lo tsunami Trump finirà per sommergerla.
Può darsi che finisca così: chi può dirlo? Nessuno possiede la sfera di vetro. Per adesso, tuttavia, va in modo diverso. Meloni non solo non sembra in calo per colpa di Trump e delle sue imprese, ma addirittura ne sta ricavando un utile sul piano politico. La sua tecnica di galleggiamento consiste nell’ingraziarselo, assecondandolo senza troppo zelo. Mettendosi a disposizione, reggendo il sacco dove possibile, qualche volta addirittura negando l’evidenza dei fatti pur di non dare torto al suo mentore (Giorgia è arrivata a escludere che l’America voglia impadronirsi della Groenlandia, figurati te) altre volte negoziando (per esempio i dazi all’Europa). Sull’Ucraina la premier ha tenuto botta, però sempre restando un passo indietro rispetto ai Volenterosi allo scopo di non irritare Trump e mostrarglisi sodale.
Con mestiere Meloni si è ritagliata un ruolo ambiguo finché si vuole, facendosi concava e convessa, in qualche caso sfidando il decoro come quando un anno fa si precipitò a Mar-a-Lago per baciare la pantofola del nuovo padrone. Ma scommettere che di queste genuflessioni pagherà il conto, al momento sembra prematuro. O meglio: se fossimo un Paese dalla schiena dritta dove i principi contano sul serio e l’orgoglio (compreso quello patriottico) pervade la vita pubblica, non c’è dubbio che l’istinto collettivo sarebbe quello di rispondere agli Usa come si meritano e di pretendere posizioni chiare, oneste da chi ci governa.
Però siamo nati in Italy, per dirla alla Carosone. E proprio perché Trump ci appare un pericolo, poiché risulta una grave minaccia, ecco scattare un meccanismo antico, una tattica di sopravvivenza che consiste nel farci amico chi peggio ci tratta. In questo senso Meloni rappresenta in pieno l’animo nazional-popolare da molti secoli a questa parte. Ed è la spiegazione del perché l’impopolarità trumpiana non la trascina in basso. Più il presidente americano esagera, più da noi viene apprezzato il ruolo di chi ne smussa gli angoli e riesce a dirottarne altrove la carica esplosiva.
Contrariamente a ciò che circola sui media, il trumpismo rafforza la premier. Addirittura le accredita, in qualche caso, una patente di moderata che tutto sommato le può far comodo (perlomeno fino a quando sulla destra non avrà rivali attendibili). Più Donald va giù pesante con alleati e avversari, più lei si presenta come quella in grado di tenerci al riparo. Se quello è la febbre, Giorgia si propone come aspirina. Può suonare cinico, immorale finché si vuole, ma così in tanti ragionano. Forse la maggioranza degli italiani. Sennò non si spiega come mai detestano massicciamente Trump però Meloni resiste al 30 per cento e governa indisturbata.
Il rovescio della medaglia è che non sarà così in eterno. Il “troppo Trump” pervade le nostre vite, le sue imprese ci accompagnano dall’alba al tramonto, ma tutti i despoti finiscono nella polvere o più banalmente suscitano indifferenza. Prima o poi anche lui verrà a noia, specie se resterà azzoppato dalle elezioni di medio termine (circostanza possibile). Il vero rischio che corre Giorgia non sono tanto le bestialità che si dicono e si fanno in America, ma l’assuefazione all’eccesso e il desiderio di voltare pagina. Quando Trump provocherà sbadigli, allora sì che per Giorgia sarà un bel guaio.


