L’Iran è in fiamme, sconvolto da una rivolta che forse non è ancora una rivoluzione, ma potrebbe diventarlo. I capi del regime, i sacerdoti che si sono fatti politici e da anni impongono la più vergognosa delle autocrazie a sfondo religioso, sono terrorizzati. Si dice che molti di loro stiano pensando a costruirsi una via di fuga, ma è meglio restare scettici di fronte alle voci ottimistiche. La realtà dice un’altra cosa: lo Stato poliziesco è ancora tale e la repressione è scatenata. Nel silenzio di Internet, disinnescato dalle autorità, sembra che la strage dei ribelli è cominciata. Sul piano ufficiale si fa la cifra di una sessantina di caduti. Ma dagli ospedali giungono altre informazioni, ovviamente ufficiose. I numeri sono inquietanti, riferiscono di oltre duecento giustiziati. Quel che è certo, l’autocrazia moribonda si difende con i massacri. Continua su Huffington Post


