Fino a tre mesi fa erano la coppia più spregiudicata, più opaca e più arrogante del sottobosco politico. Lui, l’Innominato, era un tangentaro di chiara fama che, grazie al fratenissimo amico Renato Schifani, aveva piazzato le tende nel retrobottega di Palazzo d’Orleans. Lei era una zarina che controllava, da Roma, i piani alti della giustizia. Sono finiti nella polvere alla stessa ora dello stesso giorno: simul stabunt, simul cadent, dicevano i latini. Lui è stato prelevato dalla polizia penitenziaria e accompagnato agli arresti domiciliari per corruzione; mentre lei, dopo il via libera della Consulta, è rientrata a pieno titolo nell’inchiesta della procura di Roma che le contesta false dichiarazioni “rese allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro”. Si ritenevano intoccabili e onnipotenti. E’ bastato un cambio di vento e sono stramazzati al suolo.

