Giorgio Mulè non si candida. Almeno non ancora. Ma nemmeno si sfila, e il suo nome resta dentro il ragionamento sul futuro del centrodestra siciliano. Intervistato sulla possibilità di un impegno diretto nell’Isola, fino all’ipotesi di una candidatura alla presidenza della Regione, il vicepresidente della Camera sceglie una formula prudente, ma tutt’altro che liquidatoria: «Rispondo come ho sempre fatto – dichiara a Live Sicilia – perché è la mia verità. Non voglio entrare nel teatrino della politicuccia con estemporanee dichiarazioni di intento. Confermo che, se succede qualcosa, non mi tirerò certo indietro».

Una frase che arriva mentre il centrodestra siciliano appare stretto tra tatticismi, divisioni interne e il contraccolpo delle ultime amministrative. Mulè rivendica una posizione critica maturata da tempo: «Lo dico da tre anni, ormai. Tre anni fa criticai il rito delle mance e delle mancette. La vera politica – come sosteneva Luigi Einaudi – non pensa soltanto a domani. Pensa a cinque e a dieci anni». Per l’esponente di Forza Italia, il nodo è politico prima ancora che elettorale: «Quando denunciai il malcostume mi presero per Cassandra. Ora siamo davanti alla disaffezione, ai voti che non ci sono, al calo dell’affluenza. Perché non ci sono state quelle risposte che dicevo».