Giovanni, il cuore di un violoncello di ghiaccio

C’è un ghiaccio che resiste nel tempo, attraversando l’Italia, esposto alle temperature più alte ed un fuoco che incendia il pubblico di emozione e passione, dalle Alpi trentine fino al Golfo di Palermo: stiamo parlando della musica e dell’N-Ice Cello di Giovanni Sollima, che proprio in questi giorni nevosi di Palermo, la sua città, ci ricorda come le passioni, quelle vere, resistono al tempo, allo spazio e ai cambiamenti climatici.

Quella di Sollima sembra quasi una metafora della vita. Il suo N-Ice Cello, che vede dalla maestria del liutaio Tim Linhart, la nascita di un violoncello di ghiaccio, è un progetto musicale straordinario che ha attraversato l’Italia nel 2018 con un tour, prima di dissolversi nelle acque del Mediterraneo e tornare al suo stadio originale. Le avventure e i rischi di questa impresa, hanno mirato a fare riflettere sulle conseguenze e sulle ripercussioni sociali, economiche e umanitarie provocate dai cambiamenti climatici e dalle crisi idriche.

Un effetto scenico sorprendente ha visto il violoncellista e compositore palermitano, sul palco insieme all’Orchestra Sinfonica Siciliana nella tappa a Palermo, al Politeama, illuminato dal basso con colori cangianti. Effetti scenici anche nella tappa di Roma, dove un’imprevista rottura del sistema di refrigerazione della calotta nella quale Sollima doveva suonare il suo strumento, ha rischiato di mandare all’aria il concerto: lo strumento non si è liquefatto e il violoncellista ha potuto suonare per circa un’ora nella Aula Ottagonale delle Terme di Diocleziano.

“Se quattro collaboratori del progetto non si fossero disposti vicino a Sollima durante tutta la performance, agitando attorno allo strumento colini pieni di ghiaccio secco per abbassare la temperatura dell’aria circostante e impedirne lo scioglimento, l’artista non avrebbe potuto intonare le proprie composizioni in programma: “Terra acqua”, “Hell I” e “Terra aria”, oltre al “Preludio” dalla prima suite per violoncello di Bach e musiche di altri autori”, si legge da una recensione sul Giornale della Musica.it, che lo ha inserito in uno dei “10 migliori concerti del 2018”.

“Giovanni Sollima ha descritto a caldo alcune delle numerose sensazioni provate mentre suonava lo strumento dal corpo di ghiaccio, che gli dava la sensazione di guidare non una macchina come il suo Ruggeri del 1679, ma una astronave, perché vuol dire ricordarsi di come si suona un violoncello e allo stesso tempo inventare sul momento come farlo suonare. Sta ancora elaborando questa esperienza, diversa da un primo assaggio di dieci anni fa, e sente che l’ice-cello è uno strumento che vuole cantare qualcosa di segreto, perché il suo suono cangiante in certe altezze e in certe zone timbriche ha qualcosa di ancestrale e siderale, forse per via delle vibrazioni che viaggiano nell’aria dopo aver attraversato l’acqua raggelata”.

Una metafora che ci insegna ad andare oltre le acque torbide e il gelo della vita, in una città che vede in questi giorni le manovre di una politica regionale, per molti ingiuste, sui comparti della cultura, come il Politeama Garibaldi, dove si è esibito Sollima lo scorso febbraio del 2018, che ha goduto degli ottimi risultati raggiunti dall’ormai ex “sovrintendente dal bellissimo cognome”, Giorgio Pace, come lo definisce il musicista palermitano.

Lilia Ricca :

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