Ci vuole una bella faccia tosta per sventolare il giudizio delle agenzie di rating e non tagliare nemmeno uno degli sprechi che la Regione si porta sul groppone da sempre. Il rating misura la tenuta dei conti, ma non entra nei retrobottega delle partecipate, e soprattutto non verifica quante consulenze, quanti incarichi, quanti piccioli siano andati a familiari, amici ed amici degli amici per alimentare un consenso che in Sicilia rimane ancorato alla pratica peggiore: il clientelismo.
La fotografia più cruda l’ha scattata la Corte dei conti. Il procuratore Pino Zingale, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha spiegato che nel variegato mondo degli enti regionali, incluse le partecipate, continua a registrarsi un numero significativo di illeciti. La galassia conta 136 soggetti del Gruppo amministrazione pubblica (GAP). Di questi, 93 sono stati effettivamente consolidati. Cinquantaquattro chiudono in utile, trentanove in perdita. Ma il dato più istruttivo è un altro: quarantuno società o enti non hanno trasmesso alcun dato contabile.
Il caso più clamoroso resta il Consorzio autostrade siciliane. Nel 2023 era in utile per 12,8 milioni, nel 2024 affonda con una perdita di 46,5 milioni. Un disastro contabile che si somma a una storia amministrativa accidentata, fatta di inchieste, contenziosi, pignoramenti. E adesso anche l’indagine sui casellanti infedeli che, secondo l’accusa, avrebbero sottratto pedaggi alterando gli incassi. Il Cas è la metafora perfetta della Sicilia che cade a pezzi.
Poi c’è la sanità parallela, quella degli enti che dovrebbero formare e supportare la crescita del personale sanitario e del sistema, e che troppo spesso finiscono per trasformarsi in terreno d’influenza. Il Cefpas di Caltanissetta è al centro di un’inchiesta per presunte irregolarità, favoritismi e corruzione. Tra gli indagati c’è Riccardo Gallo Afflitto, deputato regionale di Forza Italia, per il quale è stata avanzata una richiesta di misura cautelare. Saranno i giudici, naturalmente, a stabilire le responsabilità. Ma la puzza di bruciato è stata già confermata dalle intercettazioni, e dal tentativo – rivelato dalle carte dell’inchiesta – di favorire la moglie del deputato in cambio della permanenza alla guida dell’ente (parliamo di Roberto Sanfilippo).
Lo stesso odore acre arriva dall’Istituto zooprofilattico, dove la Procura europea ha disposto un sequestro da 175 mila euro nei confronti dell’ex commissario Salvatore Seminara e di due dirigenti, ipotizzando un uso distorto di fondi pubblici. E dalla Seus 118, con il concorso per gli autisti-soccorritori sospeso in attesa delle valutazioni dell’Anac. La sanità siciliana è piena di emergenze vere, dai pronto soccorso alle liste d’attesa. Ma una parte del potere continua a trattare i suoi organismi collaterali come pascoli da presidiare.
Il capitolo Sas è perfino più plateale. Servizi ausiliari Sicilia, grande partecipata in house della Regione, è stata travolta dalle denunce sulle presunte assunzioni clientelari e sulle promozioni facili. L’ex presidente Mauro Pantò (legato alla Dc di Cuffaro) si è dimesso, la commissione Antimafia regionale ha acceso un faro e gli atti sono finiti anche nel circuito dei controlli contabili. Siamo davanti alla solita tentazione siciliana: trasformare una società regionale in un ufficio di collocamento.
E siccome il metodo è esteso a macchia d’olio, basta spostarsi al Ciapi di Priolo, il Centro interaziendale per l’addestramento professionale integrato: un ente regionale nato per la formazione e diventato negli anni una struttura di supporto dell’amministrazione. Repubblica, nel marzo scorso, ha raccontato l’assistenza tecnica dell’assessorato alla Famiglia come un grande stipendificio della galassia democristiana, fra incarichi a ex amministratori, candidati e figure vicine a quell’area politica. Il Ciapi ha replicato rivendicando procedure pubbliche, selezioni per titoli ed esami, compensi non sempre liquidati per intero e convenzioni con le università. Resta però il nodo politico: quando l’assistenza tecnica serve stabilmente a riempire gli uffici regionali di consulenti esterni, il confine fra supporto amministrativo e sistema di relazioni diventa molto sottile.
Nel turismo e nello spettacolo prevalgono le “vetrine”. Tra queste spunta Taormina Arte, una fondazione di diritto privato in controllo pubblico, sottoposta al controllo della Regione. Un pezzo della galassia regionale, con vertici nominati attraverso la mano pubblica e contributi iscritti nel bilancio dell’assessorato al Turismo. La settantaduesima edizione del Taormina Film Festival, organizzato nei giorni scorsi, ha portato in Sicilia Russell Crowe, Helen Mirren e il consueto corteo di ospiti, premi, fotografi, passerelle. In prima fila, naturalmente, Elvira Amata: regina incontrastata dello svolazzo, sorridente accanto alle star, pronta a trasformare ogni red carpet in un’occasione buona per affermare il metodo della corrente turistica di FdI.
È la stessa logica che attraversa la stagione dei grandi eventi, degli accordi promozionali, delle campagne di comunicazione affidate ai soliti noti, con cifre ormai fuori scala. E qui torna una domanda scomoda: che ruolo interpreta la Ragioneria generale della Regione, chiamata a vigilare sulla regolarità contabile degli atti, davanti a una macchina della spesa che continua a correre sempre nella stessa direzione?
Per fermare la possibile campagna elettorale permanente dentro le partecipate, il Parlamento regionale, qualche settimana fa, ha approvato una norma che blocca le assunzioni negli enti del GAP fino al 31 dicembre 2027. Alla vigilia delle Regionali, perfino la politica dimostra di temere se stessa e le proprie deviazioni. E agisce di conseguenza, con una mossa netta ma tardiva, che evidenzia il fallimento di tutta una classe dirigente.
Ecco perché la retorica del rating diventa insopportabile. Il risanamento vero, infatti, si misura dal coraggio di chiudere gli enti inutili, ridurre il perimetro del sottogoverno, pubblicare tutti i bilanci, impedire le consulenze di cortile, spezzare il circuito fra deputati e assunzioni, togliere ai partiti la gestione materiale della sopravvivenza pubblica. Altrimenti la Sicilia potrà anche piacere a Fitch, ma continuerà a dispiacere ai siciliani.


