La vittoria per 3-0 sul campo del Sassuolo ha rimarginato una ferita aperta dal 2011, anno dell’ultimo scudetto. Il Milan di Stefano Pioli è campione d’Italia per la diciannovesima volta nella storia. La più inaspettata, forse. Il successo rossonero è figlio di una programmazione che prende il via nel 2019 con la nuova proprietà (il fondo Elliott) e con l’investimento che riporta Paolo Maldini in società, nel ruolo di direttore tecnico. Poi la grande crescita della squadra durante il lockdown (nonostante l’età media, assai giovane), il ritorno in Champions dello scorso anno e il lungo testa a testa con l’Inter, deciso probabilmente dalla doppietta del francese Giroud nel derby di ritorno. Ma in questo Milan c’è tutta la passione di un popolo che quest’anno, terminate le restrizioni imposte dal Covid, è tornato a riempire San Siro come non mai: più di un milione di presenze sugli spalti.

L’approccio alla gara di ieri contro il Sassuolo è stata dirompente: i gol di Giroud e Kessie e gli assist di Leao hanno tramortito gli avversari e allestito il palco della festa. Fino al momento del trionfo, in campo e fuori. I tifosi rossoneri hanno preso d’assalto piazza Duomo, poi hanno atteso il ritorno del pullman della squadra da Reggio Emilia a casa Milan, dove le celebrazioni si sono protratte fino all’alba. In primo piano Zlatan Ibrahimovic, che stacca il settimo scudetto della sua carriera a 41 anni suonati.