La sconfitta di Trump è antica quanto la sua ignoranza, nel senso semantico del termine. Lui è l’uomo che si faceva ritrarre dall’AI con la mano di Gesù sulla spalla, nelle vesti del Salvatore, mentre passeggiava sulla spiaggia di Gaza. Lui non conosce la storia e non conosce la Bibbia.
Nella vita arriva un bivio in cui devi scegliere tra Dio e Mammona, e lui ha scelto il secondo. Lui e coloro che lo seguono o lo manovrano sono idolatri senza Dio: adorano il Vitello d’oro del denaro.
E gli americani che hanno valori — i cattolici, i latinos, i neri battisti, i musulmani, i nativi americani — hanno tutti in Dio un sistema di valori, differente e plurale, ma nessuno di loro è idolatra.
E soprattutto i padri fondatori hanno costruito l’America sul principio di libertà da una monarchia, quella stessa che Trump voleva instaurare insieme ai signori dell’High Tech dietro di lui. Una tirannia di un capitalismo non più di mercato, senza libertà di opinione o di opportunità, se non quella limitata dal tuo account, che ti concedono loro.
Loro il dollaro lo usano, non lo adorano, perché è lo stesso uomo raffigurato sulla banconota che glielo vieta. George Washington si è battuto contro la tirannia, potentissima ai tempi, inglese, per difendere la libertà e i principi della rivoluzione dei Lumi, in cui al centro c’era un equilibrato rapporto tra Dio e l’uomo. E oggi tutto questo è messo in pericolo da Musk e soci, e dall’utile idiota Trump.
Il quale ci fa e ci è, e quando è autentico, quindi nella migliore delle ipotesi, sembra il principe Myskin di Dostoevskij. Nella peggiore delle ipotesi si sta arricchendo alle spalle degli americani insieme ai suoi sodali, mentre i cittadini conoscono il caro vita derivante dal suo disordine mondiale.
Non è tutta colpa sua, c’è un’enorme rivoluzione industriale in corso, ma lui fa la parte del timoniere che sbandata e tenta di far scuffiare la barca. Lui pensa di salvarsi, insieme alla moglie conosciuta con Epstein, ai figli e ai generi. Una cosa che colpisce è quella detta da molti commentatori: è bene che fugga o rafforzi la sua scorta. Perché potrebbe essere fatto fuori, non dai democratici, ma dai suoi stessi sodali, che potrebbero ritenerlo una zavorra.
Ma anche se una rondine non fa primavera, questo voto è molto importante per l’Occidente. Ci dice che non tutti si piegano a Mammona, al denaro come fine ultimo di un’esistenza senza valori.
Si è unita per questo una pluralità di differenti origini, non un omogeneo ceppo WASP bianco e maschile. Sono arrivate per la prima volta a cariche importanti non una ma molte donne, di varia nascita e formazione. Sono arrivati al Senato diversi giovani del ceto medio e non dall’Ivy League come il pagante Donald. Sono arrivati a diventare importanti nativi americani e musulmani, i neri lo avevano già fatto. Ma anche ebrei che non si occupano di banche, ma documentaristi che hanno studiato in Europa, a Londra, come Ossoff in Georgia, o predicatori evangelici come Talarico in Texas. E soprattutto Trump ha perso i Bush e tanti repubblicani spaventati dalla piega che sta prendendo il loro paese.
E non è secondario che per la prima volta sia stato eletto un Papa americano a Roma. Dio, il Dio dei monoteisti, quello del profeta Abramo che riunisce tanti, sta facendo sentire che nonostante Nietzsche, facendo gli scongiuri, è vivo e vegeto. E vive insieme a noi, confusi occidentali.


