Scegliere subito chi dovrà correre per la presidenza della Regione. Senza aspettare che la situazione divenga ingestibile, tra scioperi e tensioni interne ed esterne alla maggioranza, mentre l’orizzonte internazionale si fa più cupo. Lo chiede Mulè e lo chiede il buon senso. Se ancora ne è rimasto dalle parti della politica siciliana.

Sembra del tutto ovvio che una scelta di questa portata non possa essere affidata all’improvvisazione dell’ultima ora. Debba essere meditata dando il tempo a chi dovrà sostenerla di pensare bene a un programma esaustivo ed efficace. Che ponga al centro le questioni del reddito e dell’inflazione su cui si stanno logorando tante forze e che preoccupano sempre di più i cittadini. In Italia ma soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia. Dove assistiamo alla serrata degli autotrasportatori, al blocco delle merci e alla paura di restare a secco di carburanti.

In questa situazione continuare a sfogliare improbabili margherite relative a riconferme o abiure significa abdicare alla propria responsabilità di rappresentanti della Sicilia. Agitata, depressa, sgomenta per il futuro incerto e per le inquietudini dell’oggi, ci si attende una parola chiara su programma e persone adeguate a realizzarlo. Invece vediamo una paralisi acuita da risentimenti, ripicche, rancori.

Una situazione sconcertante e anche indecente che fa torto ai partiti che dovrebbero guidare e non assecondare, se non provocare, l’umore nero delle persone. Che per fortuna non si è ancora espresso in attacchi contro la proprietà e i beni pubblici come altrove, ma che sembra covare non troppo sotterraneamente.

Insomma, è il momento di dire parole chiare. Di svolgere il proprio compito senza codardia e viltà. Mettendo da parte convenienze e opportunismi. Speriamo che l’appello venga raccolto e che non prevalgano solo interessi e premure personali. Sarebbe inaccettabile e verrebbe considerato come un oltraggio nei confronti della realtà fragile ed esposta della comunità siciliana. Che chiede governabilità, rigore morale, rettitudine ed efficienza amministrativa e scelte coraggiose e di lungo termine. Anche a rischio di mettere a repentaglio carriere politiche precarie e incapaci di produrre consenso oltre la clientela che pare ormai obbligata.

La Sicilia invoca uno slancio e una generosità che forse non ci sono, non sono più possibili. Ma se davvero fossimo a questo grado di deterioramento a nulla varrebbero i calcoli di chi pensa di vivacchiare. Non ci sono più le grandi ombre tutelari del passato, i partiti politici pastori della vita comune, i garanti di senso legittimi che un tempo ressero a malapena, a stento l’autonomia.

Oggi bisogna scegliere e anche saper soffrire eventuali cali del consenso. Per fare ciò che è giusto e doveroso. Bisogna smettere di giocare con la necessità di sopravvivere senza governare. Adeguarsi non al declino ma alla riscossa necessaria. Senza di che la fine è nota e non è bella.

Ma questi partiti sapranno farlo? La domanda che ci facciamo, che forse si fa lo stesso Mulè, è proprio questa. C’è ancora la capacità di scegliere, di aprirsi alla società civile non solo in termini di consolazioni e premure elettorali, ma guardando ai problemi e cercando di darvi un seguito effettivo, una risposta vera e credibile.

E a questa domanda non possono essere lasciati soli a rispondere coloro che osano ancora pensare al bene comune come obiettivo dell’agire politico. Occorre una rinascita comunitaria e una presa di coraggio collettiva. Senza di che diventa inutile la politica stessa. Buona solo a distribuire confetti e taralli in piccole beghe paesane e feste effimere.

Possiamo, dobbiamo sperare che da qualche parte rinasca il gusto della politica vera. Quella che Sturzo e i padri della specialità immaginarono come propria del tempo nuovo. Che non può essersi del tutto esaurita col passare degli anni e lo scolorirsi delle passioni e delle idee.