Alla Regione la comunicazione è un investimento sicuro. Da qualche settimana a questa parte, complice il logoramento politico prodotto dall’ennesima inchiesta che coinvolge un protagonista del ‘cerchio magico’ di Schifani, sembra diventata l’unica ancora di salvezza. Non sempre migliora la qualità dei servizi, non necessariamente accresce la fiducia dei cittadini, ma garantisce una discreta circolazione di piccioli fra agenzie di comunicazione e pagnottisti. Un’attività che procede da anni, con encomiabile regolarità, quasi indisturbata, sotto gli occhi di una politica assai indifferente. Oggi, però, che Schifani deve difendersi dall’assalto dei magistrati e dalle manovre dei suoi stessi alleati, persino le opposizioni hanno trovato il tempo di occuparsene.

A fornire il pretesto per l’ultima offensiva è stato lo stesso Schifani, deciso a promuovere una nuova campagna per illustrare i risultati della legislatura. Repubblica ha parlato di un milione di euro, ma Palazzo d’Orleans ha precisato che la cifra sarà inferiore e che non verrà coinvolta alcuna agenzia esterna. Resta il fatto che il governo dispone già di una nutrita collezione di iniziative promozionali, in cui ogni assessorato coltiva la propria immagine.

Il catalogo è lungo e articolato. Prendiamo il caso della Rai. L’assessorato al Turismo aveva inizialmente prenotato 6,6 milioni di euro, con il decreto 904 del 24 marzo 2026, per un’operazione promozionale comprendente due edizioni del Capodanno televisivo, L’anno che verrà. Il successivo decreto ha approvato la convenzione con Rai Com per 4.704.320 euro, Iva compresa. Ma gli spettacoli di fine anno prevedono anche una procedura distinta per i servizi organizzativi: nel quadro economico iniziale sono stati riservati 800 mila euro per ciascuna edizione, Iva esclusa. Un milione e seicentomila euro che potrebbero finire nelle mani di operatori diversi dalla Rai. Un buon motivo, per qualche pagnottista, di tornare alla carica.

Poi ci sono i fondi europei. Il dipartimento della Programmazione ha affidato al raggruppamento +SICILIA un servizio triennale per la visibilità e la comunicazione del Fesr 2021-2027: 3.941.964,45 euro oltre Iva. Alle Attività produttive, intanto, Sicilia che piace 2026 dispone di quattro milioni per valorizzare le produzioni isolane attraverso eventi, iniziative e attività pubblicitarie. E non sarebbe la prima volta che la pubblicità prende il sopravvento. Era già successo con SeeSicily, il programma di incentivi turistici varato dal governo Musumeci durante la pandemia: i fondi destinati alla promozione e al monitoraggio passarono, attraverso successive rimodulazioni, dai 4,8 milioni iniziali a 23,8 milioni. Quasi cinque volte tanto. Mentre i voucher per i pernottamenti, che avrebbero dovuto sostenere le imprese turistiche, venivano progressivamente ridimensionati.

All’assessorato all’Economia, invece, hanno trovato altri 400 mila euro per raccontare le politiche economiche del governo e, soprattutto, per «migliorare la reputazione dell’Amministrazione regionale». Lo dice il decreto 2081 del 28 agosto, che autorizza una procedura negoziata senza bando per una campagna destinata a protrarsi fino a settembre 2027. L’iniziativa nasce dall’assessore Alessandro Dagnino, ma a gestirne l’affidamento sarà l’Ufficio Stampa della Presidenza, cui sono stati trasferiti i relativi compiti. E non è un caso isolato: già nel marzo 2023 Schifani aveva stabilito, con una delibera di Giunta, che gli assessorati dovessero sottoporre preventivamente i programmi di comunicazione al governo, indipendentemente dalla provenienza dei finanziamenti. La regia, insomma, è accentrata.

Anche la musica vuole la sua pubblicità. E costa parecchio. Nei decreti del Turismo per il 2026 figurano 170 mila euro destinati alla comunicazione delle Celebrazioni Belliniane, 123 mila per il Sicilia Jazz Festival, 40 mila per la Settimana di Musica Sacra di Monreale e 31 mila per la Coppa degli Assi. Totale: 364 mila euro programmati per promuovere quattro manifestazioni. Accanto al costo degli spettacoli, la Regione finanzia separatamente quello per raccontarli. Del resto Buttanissima aveva già segnalato il precedente delle Celebrazioni Belliniane 2023, con una consistente commessa alla VM Agency (circa 900 mila euro) per servizi organizzativi e promopubblicitari.

E poi ci sono i professionisti della pagnotta. Maurizio Scaglione, editore de ilSicilia, è il protagonista di una vicenda che questo giornale aveva già raccontato, riprendendo un’inchiesta di Domani. Gli affidamenti ricostruiti ammontavano a circa 486 mila euro, distribuiti fra amministrazioni e società riconducibili all’imprenditore. Settantaduemila euro per venti video istituzionali della Presidenza, diecimila per un format sullo Statuto siciliano, trentamila per SiciliaGourmet, quarantamila per la comunicazione social delle Infrastrutture. E poi il Consorzio autostrade, con ulteriori incarichi per la gestione dei canali social, compreso un contratto biennale da 120 mila euro oltre Iva. Tutte operazioni finite nelle cronache ben prima che l’opposizione scoprisse il problema delle spese pubblicitarie.

Non erano mancati altri esempi. L’Arpa Sicilia aveva accettato un preventivo da 105 mila euro per la comunicazione digitale. L’Asp di Trapani, mentre esplodeva lo scandalo dei 3.300 referti istologici arretrati, aveva destinato circa centomila euro a campagne pubblicitarie e iniziative promozionali. Ma il problema non riguarda soltanto la sanità o il turismo: la moltiplicazione delle commesse attraversa enti e dipartimenti, ciascuno con i propri capitoli di bilancio e i propri beneficiari.

Adesso che siamo a un passo dall’ennesima malefatta, Ismaele La Vardera ha denunciato 600 mila euro (ma quanti sono davvero questi soldi?) per video destinati a promuovere l’attività del governo, annunciando un accesso agli atti. Mentre il deputato del Pd Nello Dipasquale, a giugno, aveva presentato un’interrogazione sulle spese di comunicazione della legislatura, richiamando la convenzione Rai, il Fesr e Sicilia che piace. Quattro mesi dopo, denuncia, non è arrivata alcuna risposta. Pure Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd, parla di «propaganda di fine impero». Una bella mobilitazione, sia pure a scoppio ritardato. Al bar della domenica, d’altronde, sfoggiano tutti il pollicione.