Chi metterà fine all’emergenza rifiuti?

Avete mai provato un selfie tra la monnezza? Molti turisti che in questi primi giorni d’estate assediano Palermo sì. E non è un morboso esperimento 3.0, di quelli da crearci un hashtag su Instagram e sputtanare la Sicilia (attenzione, perché alla lunga potrebbe diventarlo). Ma è semplicemente lo scenario in cui si imbatte chi vorrebbe scattare una foto nel centro di Mondello, la località balneare più rinomata. O a Marsala e Mazara del Vallo, dove – oltre allo splendido mare – è impossibile escludere dall’obiettivo la spazzatura ammassata ai margini delle strade, impossibile da estirpare.

E’ in estate, sotto gli occhi del mondo, che si consuma l’emergenza siciliana della monnezza. Nessuno riesce a porvi rimedio. Né un governatore coi poteri speciali (come Musumeci), né i sindaci che assistono inermi e sconsolati al declino del decoro urbano. Alberto Di Girolamo, primo cittadino di Marsala, non sa più dove metterli ‘sti benedetti rifiuti: su 45 tonnellate al giorno di indifferenziata, solo 35 vengono ammesse in discarica. Le altre, per strada. Nicolò Cristaldi, a Mazara del Vallo, ha più o meno lo stesso problema: 300 tonnellate di monnezza sulla pubblica via. Riescono a conferirne 20 al giorno sulle 45 prodotte. La provincia di Trapani è sommersa, ma anche a Palermo non se la passano bene: alcune traverse di via Roma, ma anche il resto del centro storico, a pochi passi da via Bandiera, è puntualmente invaso. Col “porta a porta” fuori uso, i mezzi terribilmente antichi, le idee affatto chiare, Orlando rischia di chiudere bottega.

Gliel’ha promesso per vie traverse il governatore Nello Musumeci, che per bocca del dirigente generale dei rifiuti, Salvo Cocina, ha dato l’ultimatum ai comuni: chi entro il 31 luglio non sigla un contratto per portare all’estero i rifiuti indifferenziati in eccesso, sarà commissariato. Prendere o lasciare. Cosa vuol dire in soldoni? Entro l’1 ottobre, stando all’ordinanza sui rifiuti emessa lo scorso 7 giugno dalla Regione, ogni Comune “non potrà portare nelle discariche più del 70% dei rifiuti prodotti”. Il restante 30% dovrà essere differenziato. Chi non c’arriva, s’arrangia (“La mancata trasmissione del contratto costituisce grave violazione (…) e comporta l’attivazione delle procedure di decadenza degli organi comunali”). Se qualcuno riesce a differenziare solo il 10%, dovrà portare all’estero il restante 20%.

Come? Attraverso una delle quattro società che hanno partecipato al bando per il conferimento dei rifiuti fuori dalle frontiere italiche. E che possono garantire solo 200 mila tonnellate rispetto al fabbisogno di 500 mila. Insomma, anche se i 390 enti locali interessati riuscissero a firmare un contratto con uno di questi quattro operatori (tre sono siciliani, uno di Bolzano), il problema non sarebbe risolto una volta per tutte. I 5 Stelle, da sempre molto attenti alla questione rifiuti – da fuori, affrontare i problemi, è più facile che da dentro – ha due soluzioni in pugno: Cancelleri ha chiesto al ministro dell’Ambiente Costa (grillino come lui) di togliere i poteri speciali a Musumeci e inviare l’esercito per ripulire le strade: “Non è più il momento di guardare: rischiamo di essere invasi dai rifiuti nel pieno della stagione estiva. Roma intervenga”.

ORLANDO: “ORDINANZA SBAGLIATA E ILLEGITTIMA”

Sul fronte dei sindaci qualcosa si muove. Orlando non ha gradito l’aut aut della Regione, che pone sullo sfondo il commissariamento dei Comuni inadempienti: “In materia di rifiuti – scrive il sindaco di Palermo – il governo regionale rischia di essere governato, come sono stati governati i suoi predecessori negli ultimi vent’anni, da una struttura burocratica che ha da un lato ha favorito interessi speculativi più volte posti all’attenzione dell’autorità giudiziaria e dall’altro causato gli enormi e gravi disservizi di cui sono stati e sono vittime i cittadini. Oltre a questo elemento prettamente politico, non posso non ricordare che all’indomani dell’insediamento della struttura commissariale ho fornito per quanto riguarda la città di Palermo un dettagliato elenco di interventi e provvedimenti, di esclusiva competenza di quella struttura, che erano allora urgenti e possibili e sono oggi urgentissimi e necessari”.

“Ad oggi – prosegue il primo cittadino – la Regione non ha neanche risposto a tale nota, perché sia chiaro a tutti come la struttura commissariale sia fortemente indirizzata a tutelare e garantire gli interessi speculativi dei privati. Lo conferma il disegno di legge regionale, in cui chiaramente emerge la volontà politica di sopprimere le poche realtà pubbliche esistenti privilegiando l’affidamento ad un sistema privatistico contaminato e che, sulle spalle dei siciliani, potrà lucrare sempre di più puntando alle città metropolitane e su Palermo dove l’esistenza di una partecipata interamente a capitale pubblico ha fino ad oggi escluso interessi speculativi dalla gestione dei rifiuti”.

“Sia l’Anci sia diverse amministrazioni comunali – sottolinea poi Orlando – stanno ricorrendo contro la folle ordinanza emanata dalla struttura commissariale. Un’ordinanza che oltre ad essere sbagliata nel merito contiene diversi profili di illegittimità nel merito: basti pensare al fatto che viene chiesto ai Comuni di procedere in soli 15 giorni, in evidente violazione della normativa sugli appalti e quella anticorruzione, alla stipula di contratti per milioni di euro in un quadro del tutto incerto e poco trasparente per quanto riguarda modalità, tempi e costi di smaltimento dei rifiuti. Se proprio si vuole procedere su questa folle strada, che lo faccia la struttura del Commissario, assumendosene tutte le responsabilità”.

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