Salvo Sottile, conduttore di Ore 14 e Ore 14 Sera su Rai2, si racconta a Fanpage.it: “Mi ero dato 5, 6 mesi di tempo per fare questo percorso”. Su Garlasco: “Non penso che la televisione possa ergersi a tribunale”. Sul caso David Rossi: “È una commissione politica, mi è sembrata una manovra molto azzardata”. Su Milano: “Non c’era nessuna manifestazione politica”.
Al debutto, con il pomeriggio fermo al 4,9%, in molti avevano parlato di flop. Un mese e mezzo dopo Salvo Sottile si gode i numeri di Ore 14, il programma di Rai2 ereditato da Milo Infante, passato a Mediaset: il daytime ha toccato l’8% di share e l’8 ottobre Ore 14 Sera ha superato il milione di spettatori. “Probabilmente neanche la Rai era convinta di arrivare subito a questi risultati”, ammette nel corso dell’intervista con Fanpage.it.
Su Garlasco respinge l’etichetta di tribunale della difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia. Il caso, dice, è diventato “una sorta di curva”, ma “io non penso che la televisione possa ergersi a tribunale di niente e di nessuno”.
Le parole più interessanti sono per la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, che il 19 ottobre ha indicato l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari e l’ex calciante Gabriele Ceccherelli come presunti coinvolti. Entrambi respingono ogni accusa e nessuno dei due è indagato. Per Sottile “è una commissione politica”, che ha fatto “dei nomi spiattellati sul giornale, e tra l’altro presi da testimoni che sono già stati condannati per calunnia. Mi è sembrata una manovra molto azzardata”. Ma su un punto non ha dubbi: “David Rossi non si è suicidato”, anche se la sua morte è stata archiviata due volte come suicidio.
Sui disordini di Milano del 17 e 18 ottobre nessuna lettura politica: “Non c’era nessuna manifestazione politica sabato a Milano”, perché è “proprio una questione di ruberia, di razzia, di vandalismo puro”. E sul futuro del suo maestro Enrico Mentana, il cui contratto con La7 scade a fine anno, azzarda: “Magari ti spiazza e invece di andare a Mediaset va, che ne so, al Nove”.
Come stai?
Sono abbastanza provato dal fatto che, ogni volta che finisco una diretta, ricomincio a pensare a quella del giorno dopo. Essendo cinque puntate a settimana, più il serale del giovedì, è un grande lavoro. Però sono soddisfatto.
Non era scontato.
Assolutamente no. Quando prendi in mano un programma che ha una sua storia, una sua identità, non necessariamente hai subito l’approvazione del pubblico. A volte ci vuole tanto tempo. E infatti all’inizio, la prima settimana, quando c’era qualche quattro, tutti scrivevano: “Ah, flop, flop, flop”.
Oggi siete stabili intorno all’8%.
Sì, siamo stabili. Però non mi dimentico mai che ogni giorno fai i conti con i numeri. C’è quel numerino che esce alle 10 del mattino e ti dice se sei andato bene o sei andato male. Quando fai un numero più basso arrivano le critiche, quelli che ti dicono: “Ah, ma come, un flop questo Ore 14”. Poi ci vuole un tempo fisiologico anche per abituare il pubblico a un nuovo appuntamento.
Quanto c’è di tuo in questo risultato?
Io ci metto la mia passione, il mio modo di condurre, la mia esperienza. Però, come sai, questo è un lavoro di squadra: ci sono gli autori, gli inviati, i tecnici. Mi sono fatto questa squadra con Gabriella Oberti, che è il mio capostruttura, che mi ha dato una grande mano a fare sia gli studi sia la squadra di questo programma. È una squadra che lavora senza sosta. Io ci metto la faccia, ma condivido la gioia di questi risultati con chi lavora dietro le quinte, sono tante persone. Quindi sono grato alla Rai, a Corsini, al mio direttore, che mi ha dato fiducia.


