Lombardo striglia Schifani

Sanità, mance, rimpasto: non funziona nulla. Il fronte autonomista e l'incubo manovrina all'Ars

Il gran deserto dell’Ars
e la banalità della natura

Lo smaliziato cronista di Repubblica gli chiedeva di spiegare perché la maggioranza di centrodestra, pur avendo i numeri, finisce per affossare tutte le leggi proposte dal governo. Ma Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, ha dato una risposta capace di spiazzare non solo i custodi delle Istituzioni ma anche i padri della Costituzione: “Ci sono disegni di legge che sono condivisi ed altri che invece non lo sono, pertanto possono registrare voti contrari o addirittura delle bocciature. E’ il sale della democrazia”. Ad avercene di pensatori di così ampio respiro. Delle due paroline maledette – “franchi tiratori” – nemmeno l’ombra. E meno male che il cronista non ha fatto una domanda sulla siccità. L’enfant prodige della politica siciliana avrebbe risposto che se piove gli invasi si riempiono ma se non piove restano..

“Noi e lo Zen”. La comoda antropologia degli incolpevoli

Me li sarò magari meritati. Ma nella vita di privilegi non ne ho avuti pochi. L’ultimo, forse il più rilevante: vivo in uno dei posti più belli di Palermo, giusto a fianco del Teatro Massimo, nella piazza dedicata a Giuseppe Verdi. Non mi si fraintenda comunque. Il privilegio non è di stare a lato dello straordinario monumento di Basile. Non sono la vista del suo colonnato, della sua cupola e del suo frontespizio a rendere più serena la mia vecchiaia. Il vero, ineguagliabile beneficio è quello di potere svoltare l’angolo e trovarsi immerso nella più grande “friggitoria” – copyright del direttore di questo giornale – della città, e tra le maggiori del mondo. Questo è quello che mi si dovrebbe davvero invidiare: l’essere immerso in una enorme cucina, dalla quale..

Palermo negata
al Venerdì Santo

La turpe benevolenza con la quale questa amministrazione comunale ha trasformato in un suk la gloriosa via Maqueda ha finito per mortificare anche il Venerdì Santo. Le processioni che nel tempo andato incantavano Palermo l'altro ieri non trovavano, nel palcoscenico del centro storico, né spazio né respiro. La “nobile strada” che corre dal Teatro Massimo fino alla Stazione è soffocata dalle bancarelle e asfissiata dall’odore di fritto. I marciapiedi non esistono più: sono stati inghiottiti da tavoli e gazebo montati, senza regole né decenza, da bibitari e panellari, da friggitorie e street food. Ed era veramente una pena, per fedeli e Confraternite, ritrovarsi in quel budello ormai dominato dalle chincaglierie degli immigrati e calpestato da un turismo sempre più querulo e straccione. Il Cristo in croce sembrava ancora più straziato..

Gerenza

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