C’era la felicissima Palermo, ora c’è un deserto di idee
di Giuseppe Sottile per Il Foglio
Meno male che in questa Palermo afflitta dalla sete e dall’arsura ci sono i teatranti che, con l’ironia, rivestono di umanità ogni tragedia. “Moriremo con le labbra spappolate dall’arsura, ma moriremo abbronzati”, declama Salvo Carabillò, confuso tra gli attori del Politeama. E il riferimento è al sole che da cinque mesi fiammeggia ininterrottamente, con amore e crudeltà, ogni tetto e ogni strada: le cupole maiolicate di San Giuseppe dei Teatini e le lenzuola azolate appesi ai balconi della Kalsa, i labirinti di Ballarò e i giardini pensili di quella che, nel secolo degli arabi e dei normanni, fu la città delle fontane e dei gelsomini: “Vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei”, annotavano i poeti incantati dalle palme che circondavano il Palazzo Reale, da venti “morbidi..