“Bisogna avere il coraggio di cambiare”. Così Minardo, commissario di Forza Italia, ha enunciato il programma richiesto ad un partito frastornato dalle molte inchieste giudiziarie e stordito dalle molteplici necessità che la situazione politica impone. Un coraggio che si richiede alla struttura di un’organizzazione verticale. Nella quale cioè il potere deriva dall’alto mentre la retorica lo esalta come proveniente dalla base.

Si tratta della ormai famosissima legge dell’oligarchia scoperta agli inizi del Novecento e dell’esperienza dei nuovi partiti di massa. E che verifica come l’iniziativa concreta del cambiamento parta sempre dall’alto, dove si concentra il potere e non dalle posizioni più vicine alla base che vengono gratificate di un’inesistente prevalenza morale. Che non esiste a ben vedere la dinamica effettiva dei partiti, di tutti i partiti di massa nei quali si assiste da sempre e con crescente durezza ad un’inversione del principio della provenienza del potere dal basso messo in luce da Roberto Michels.

Così il discorso del commissario siciliano rivela forse una preoccupazione del centro del partito fondato da Berlusconi. Che si è retto per anni sul prestigio e sul carisma di una figura paterna che ne era finanziatore, interprete e protagonista. Oggi quella figura è scomparsa e di fronte alle asperità della politica siciliana si profila la necessità di un rinnovamento profondo. Per dirla con Minardo, secondo quanto riferito a porte chiuse, di una nuova prospettiva e di nuove posizioni. Più limpide, meno esposte, più in grado di suscitare adesioni e di introdurre energie fresche nella vita interna e nelle sue proiezioni istituzionali.

La vecchia ferrea legge di Michels torna così a farsi evidente. Non si tratta di un appello dal basso, dove emerge per lo più disinteresse, disaffezione, astensione ma di una presa di coscienza di chi detiene il potere verso la propria base. Che vota sulla base di convincimenti, opinioni e impressioni.

Ai dirigenti, nominati dal potere centrale o regionale si chiede una modifica di comportamenti e ambizioni. Alla base si chiede fiducia basata sul mutamento della percezione, un superamento dell’evidente disagio che prescinde dall’esito dei procedimenti giudiziari lunghi e complessi. Ma si radica nella incertezza e nel frastuono che la disavventura giudiziaria crescente può provocare nel corpo elettorale.

Risuona nelle parole del commissario una preoccupazione che è dei vertici del partito e dei suoi patroni finanziari, gli eredi del Capo. Questi temono che i guai giudiziari sovrastino le cose anche buone fatte dal governo regionale ad essi intestato. Reclamano un cambiamento operoso che rimetta le cose a posto. Che dia cioè spazio a forze fresche e nuove. Che abbiano poco o nulla a che vedere con gli attuali protagonisti delle peripezie giudiziarie.

Col massimo rispetto per gli attuali dirigenti e i loro sforzi di governo. Non si può rispondere a queste istanze né facendo spallucce né affermando che i casi presunti di corruzione non riguardano il governo. Si deve prendere atto che l’opinione pubblica, anche in spregio alle necessità garantiste previste solennemente dalla Costituzione, potrebbe derivarne una visione negativa.

Il che in concomitanza con il malessere dovuto al caro prezzi specie di casa e carburanti ha già contribuito altrove alla crisi degli assetti istituzionali. Le elezioni si perdono soprattutto per le opinioni che fioriscono tra gli elettori.

Dunque, si torna a Michels ed alla sua visione elitista. Si fa finta di credere che sia il popolo a dominare quando esso è dominato. A decidere quando in realtà è manipolato. Ma se lo spazio che rimane vedesse l’oligarchia in sofferenza, il popolo potrebbe cambiare idea e decidere di allontanarsi ancora di più.

Ecco allora il rimedio necessario. Cambiare facce e metodi. Cosa del tutto ovvia. Che non ha bisogno di statisti per affermarsi e vincere. E che non dovrebbe sorprendere chi fa politica ormai da trent’anni. E sia pure all’ombra dei grandi. Ora che i grandi sono andati via, lasciando tanti orfani tra cui scegliere chi potrà veramente rinnovare. O almeno farlo credere meglio.