Diciamolo subito: nulla di tutto ciò che andiamo a raccontarvi ha una rilevanza penale. Non ci sono reati. Ma nel sottobosco della politica succedono cose che spiegano tante altre cose: ad esempio la nausea che spinge metà degli elettori a non recarsi più alle urne. Quando vi parlano di classe dirigente pensate a ciò che succede in certi baracconi tenuti in piedi dalla Regione per sciupare ricchezza e produrre all’un tempo consensi e clientele. Pensate alle magagne che è possibile cogliere nel ventre molle del Politeama di Palermo dove ha sede l’Orchestra Sinfonica siciliana. La Fondazione, nata indubbiamente con nobili ambizioni culturali, è stata trasformata negli ultimi anni in una pacchia per pagnottisti e in un rifugio per personaggi, come Marianna Amata, sotto inchiesta per corruzione. Eternamente retta da un commissario, la Sinfonica ormai ha intrapreso la via della dissoluzione. Le ultime cronache (dalle macerie) raccontano che un direttore artistico facente funzioni – da queste parti manca il sovrintendente e non esistono più titolari, solo supplenti – accusa di “insubordinazione grave” quattordici musicisti di prima fila, che hanno legittimamente contestato alcune sue scelte artistiche, e vuole addirittura licenziarli in tronco.

Di cronaca in cronaca arriviamo a Taormina. Dove la reginetta di Taobuk, Antonella Ferrara, già pizzicata da Report, trasmissione di Rai3, è finita in un verbale di polizia giudiziaria per avere regalato una preziosa collana all’assessore al Turismo, Elvira Amata, sotto inchiesta per corruzione, come ringraziamento per la moltiplicazione dei contributi concessi alla manifestazione che si tiene ogni anno nella sontuosa e strabiliante cornice del Teatro greco. Più che un appuntamento librario, Taobuk è diventata una passerella per molti esponenti politici della Regione e, soprattutto, una fortezza di potere e di prestigio per Antonella Ferrara che, grazie al denaro pubblico, si è costruita una rete di relazioni non indifferente: decide lei a quali scrittori e a quali personaggi del vasto mondo – quest’anno ne sono previsti duecento, provenienti da ogni angolo del pianeta – regalare un dorato soggiorno a Taormina e raccogliere, di conseguenza, gli omaggi e la gratitudine delle star ammesse alla sua corte. La collana a Elvira Amata valeva, ovviamente, più di una messa.

E di cronaca in cronaca arriviamo fino a Modica, la contea sulla quale ha regnato prima da sindaco e ora da deputato regionale, Ignazio Abbate, raggiunto l’altro ieri da un avviso di garanzia, spiccato dalla procura di Ragusa, per una presunta truffa sugli indennizzi per il maltempo del 2021. Peccato. Perché, prima dell’inciampo giudiziario, l’esponente cuffariano aveva in mano tutti gli strumenti per convincere Schifani a nominarlo assessore regionale, magari dopo un rapido e simbolico passaggio nelle file azzurre di Forza Italia. Poteva contare non solo sul suo solido e collaudato pacchetto di voti, ma anche su una spinta che sarebbe arrivata senz’altro da un fraternissimo amico davanti al quale il presidente della Regione non oppone mai alcuna resistenza. Quell’amico si chiama Maurizio Scaglione ed è il super pagnottista al quale Palazzo d’Orleans ha concesso incarichi e affidamenti diretti – nell’ambito della comunicazione – che hanno superato, in un solo anno, mezzo milione di euro. Abbate è stato, per il faccendiere Scaglione, un portatore d’acqua: gli ha consentito di chiudere non pochi contratti con amministrazioni comunali, teatri, aziende e consorzi del ragusano, non ultimo quello per il cioccolato di Modica. E l’editore de ilSicilia.it è stato puntuale nella riconoscenza, dando al suo sponsor ampi spazi di visibilità a volte con due o tre foto sulla front page del sito che fa da apripista al gruppo editoriale.

L’ingresso dell’ex sindaco di Modica nel governo della Regione avrebbe sancito la saldatura tra la bottega e il retrobottega della politica. E sarebbero stati tutti felici e contenti: sensali, pagnottisti e governanti.