Ho sentito Luigi Manconi sostenere in tv che, malgrado notoriamente non sia un’aquila, persino Matteo Salvini dovrebbe sapere di promettere l’impossibile quando progetta la candidatura di Mario Roggero al Parlamento: la condanna gli vieta di votare e di essere votato. Naturalmente Salvini lo sa e, malgrado non sia un’aquila, vola sufficientemente alto da vedere sotto di sé un vasto elettorato incapace di sollevarsi dal rasoterra.
E confida su una così diffusa faciloneria al punto da protestare da giorni contro l’applicazione di una legge da lui stesso voluta: la riforma della legittima difesa con cui, nel 2019 (governo di Lega e Cinque stelle), se ne ampliarono i confini. Non abbastanza, però, dal garantire l’assoluzione a chi insegua il suo aggressore e gli spari alle spalle. E Salvini ci confida fino ad annunciare una riforma della riforma, ora che per Roggero non c’è più niente da fare, e infatti intanto si invoca scompostamente la grazia al presidente della Repubblica.


