La Vardera c’è, la sinistra no. Il campo largo si ritrova ad Agrigento, ma soltanto nel ruolo di ospite. A convocarlo è l’ex Iena, a scegliere i temi è Controcorrente, a porre la domanda dalla quale dovrebbe partire la costruzione dell’alternativa a Renato Schifani è sempre La Vardera: che cosa dovrebbe fare il prossimo presidente della Regione? Sul palco dell’hotel Kaos sfileranno quasi tutti i protagonisti nazionali del centrosinistra, mentre i partiti siciliani ai quali spetterebbe organizzare la coalizione continuano a non avere né una proposta comune né un metodo per scegliere il candidato.

La Vardera e Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia, riescono a portare ad Agrigento uno spaccato dell’intero fronte alternativo a Meloni e Schifani. Alla kermesse sono annunciati Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, il dirigente nazionale del Pd Giuseppe Provenzano, il presidente di Più Europa Matteo Hallissey. Ci saranno anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e quello di Napoli Gaetano Manfredi.

La Vardera non si limita a riunire gli alleati possibili. Invita anche i potenziali avversari. Nel programma figurano l’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Con quest’ultimo è previsto un confronto dal titolo sufficientemente esplicito: “Dalle candidature alle proposte: perché la Sicilia ha bisogno di un programma chiaro, di priorità precise e di risposte concrete ai cittadini”. Il leader di Controcorrente prova così a togliersi di dosso l’abito del candidato di sola protesta, cucitogli addosso da chi lo considera ancora soltanto un ex inviato televisivo molto abile a denunciare, filmare e occupare la scena.

I tavoli tematici e i panel servono a dimostrare che dietro le incursioni, le campagne social e il populismo dichiarato può esserci anche una piattaforma. La scelta è spregiudicata ma leggibile: partire dai problemi sui quali la politica tradizionale ha perso credibilità, trasformare la denuncia in proposta e costringere gli altri a confrontarsi sul terreno indicato da Controcorrente. Sanità, acqua, rifiuti, trasporti, spesa pubblica, privilegi della politica, giovani costretti ad andare via.

Persino il confronto con Mulè racconta qualcosa che supera l’evento. I due militano in campi opposti, hanno storie e linguaggi differenti, ma appartengono a una generazione che non sembra disposta ad aspettare le decisioni dei rispettivi partiti. Mulè continua a muoversi mentre Forza Italia rinvia la discussione sul dopo Schifani; La Vardera ha già annunciato la candidatura mentre il centrosinistra non ha deciso neppure se celebrerà le primarie. Entrambi usano la propria autonomia per sottrarsi ai tempi delle segreterie. E la stessa insofferenza, dentro Fratelli d’Italia, è riconoscibile nell’iniziativa di Carolina Varchi, che con “Palermo Capitale” ha cominciato a ragionare apertamente sul futuro della città senza attendere il via libera di Ignazio La Russa o la conclusione dell’esperienza di Roberto Lagalla.

Il Pd siciliano, nel frattempo, deve ancora fare pace con se stesso. Da Roma è arrivato l’ordine di chiudere la stagione delle liti, dei ricorsi e delle carte bollate. Schlein ha chiesto un partito unito e gli sherpa lavorano a una ricomposizione tra Anthony Barbagallo e la parte del gruppo parlamentare regionale che in più occasioni gli si è rivoltata contro. La Festa dell’Unità dovrebbe offrire la scenografia della riconciliazione.

Ma la pace annunciata non è ancora una linea politica. E soprattutto non risponde alle domande che incombono sulle Regionali del 2027. Il Pd non ha deciso se sostenere La Vardera, contrastarlo o sfidarlo alle primarie. Non ha sciolto il nodo Cateno De Luca, con il quale una parte dei democratici continua a dialogare mentre Avs e Più Europa mantengono le distanze. Non ha indicato una candidatura propria e non sembra avere una personalità pronta a rivendicarla (Cracolici l’ha buttata lì, ma nient’altro…).

Anche il Movimento 5 Stelle è appannato. Conte parteciperà agli Stati generali di Controcorrente, certificando l’attenzione verso La Vardera, ma in Sicilia i pentastellati procedono soprattutto attraverso iniziative individuali o territoriali. Adriano Varrica ha ricostruito il sistema dei finanziamenti destinati a chiese, parrocchie ed enti ecclesiastici, mostrando una distribuzione concentrata nei Comuni che possono contare sul deputato “amico”: soltanto 113 centri su 391 hanno ottenuto almeno un contributo, mentre più del 71 per cento è rimasto escluso. È un lavoro che denuncia ancora una volta la logica delle mance.

Nuccio Di Paola ha scelto invece la sanità. Da oltre un mese presidia l’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, dove denuncia la mancanza di medici e infermieri e la mancata apertura delle nuove stanze di Oncologia. Il M5s ha provato ad allargare la protesta con sit-in davanti agli ospedali siciliani: da Palermo a Comiso, passando per Vittoria. Anche questa è un’iniziativa e intercetta una delle emergenze più gravi dell’Isola. Ma le denunce di Varrica e la mobilitazione di Di Paola non sono ancora un’offerta politica complessiva, non producono una regia riconoscibile e non restituiscono l’immagine di un partito che si prepara a guidare la coalizione.

La differenza con Controcorrente sta proprio nella capacità di tenere insieme i pezzi. La Vardera denuncia gli scandali, parla dell’acqua ad Agrigento, recluta amministratori, e contemporaneamente costruisce la propria legittimazione nazionale. Soprattutto lega ogni battaglia a una candidatura già dichiarata. Può essere populismo, personalizzazione o abilità mediatica. Probabilmente è tutte e tre le cose. Ma produce movimento e obbliga gli altri a reagire. Il campo largo, al contrario, dispone di partiti più strutturati, gruppi parlamentari, organizzazioni territoriali e leader nazionali, ma non riesce ancora a trasformare queste risorse in un’iniziativa siciliana. Ci riuscirà mai?