Doveva essere palermitano e di Forza Italia: lo sarà. Renato Schifani ha vinto le elezioni Regionali e governerà per cinque anni la Sicilia. Nonostante tutto. Non è bastato un capo d’imputazione nel processo Montante, né lo smottamento del centrodestra, che aveva portato alla bocciatura di Musumeci da parte di Micciché (e la replica rabbiosa del ‘cerchio magico’). Tanto meno l’inefficacia degli ultimi cinque anni di governo, scanditi da una serie di errori, anche sotto il profilo contabile. Non basta nemmeno l’ottima prestazione di Cateno De Luca, che si ferma a distanza di sicurezza dall’ex presidente del Senato. Con una manciata di sezioni da scrutinare, Schifani è al 41,9% contro il 24,5% di De Luca.

“Io ho perso, ma non credo che i siciliani abbiano vinto”, è il commento laconico di Scateno sui social. Poi, dalla piazza di Fiumedinisi, rilancia: “Con Schifani non voglio avere a che fare. Con ‘politica e mafia’ non voglio averci a che fare. Mi fa schifo. Non voglio avere a che fare con questi personaggi che da 30 anni gestiscono il potere. Ci aspettavamo una reazione di popolo che non c’è stata”. Infine, tra buoni propositi e lacrime di commozione, ammorbidisce la linea: “Auguro a Schifani di stare 5 anni alla Regione. Nel frattempo ci organizziamo perché avremo modo di far vedere ai siciliani cosa significa la buona amministrazione”.

Caterina Chinnici, anche se da di magrissima consolazione, sale sul terzo gradino del podio, staccando il grillino Nuccio Di Paola. Scompare invece Gaetano Armao: il tandem Azione/Italia Viva si ferma sotto il 2 per cento e non elegge deputati. Ma per il centrodestra c’è un’altra buona notizia: cioè tutte le liste superano la soglia di sbarramento del 5 per cento, compresa la Dc di Cuffaro e gli Autonomisti di Raffaele Lombardo. Il dato dei partiti, dopo le prime proiezioni favorevoli a Forza Italia, dà ragione a Fratelli d’Italia, che ottiene il 15% circa. I berluscones si fermano al 14,7. Li lista ‘De Luca sindaco di Sicilia’ (13,9) supera di un’incollatura un deludente M5s (13,5), che si ritrova un risultato dimezzato rispetto alle Politiche.

Le prossime ore saranno determinanti per capire se Schifani potrà godere o meno di una maggioranza all’Assemblea regionale. Cinque anni fa, con una percentuale simile, Musumeci ottenne 36 deputati (su 70). Intanto il neo governatore si sbottona: “Questa è una vittoria di tutto il centrodestra. Ci sarà una maggioranza abbastanza qualificata e non leggera come qualcuno adombrava”, ha dichiarato del suo quartiere generale. “Istituirò – ha aggiunto – un comitato di ex magistrati per vigilare sul Pnrr”. L’ex presidente del Senato ha anche parlato del suo futuro esecutivo regionale: “Tutti i partiti che mi hanno sostenuto avranno pari dignità. I consensi influiranno sulla composizione della giunta. Gli assessori saranno competenti”.

Per Micciché “Schifani è una scelta di dialogo, cioè quello che è mancato nella scorsa legislatura. Faccio gli auguri a Musumeci, anch’io sono senatore come lui. Ma siccome sono troppo innamorato della Sicilia, penso di restare alla Regione”. “Non sono assessore a niente – ha poi evidenziato il coordinatore di Forza Italia, intervistato da Telecolor – Voto disgiunto? Se n’è parlato per mettere zizzania. Ma Schifani, a differenza di Musumeci, non si fa influenzare da queste voci… Io lo voglio aiutare perché il suo unico limite è quello di non conoscere ancora bene le dinamiche della Regione”.

In serata s’è fatta viva Caterina Chinnici, che per l’occasione non ha allestito un comitato elettorale da cui seguire lo spoglio: “Dopo la rottura del patto delle primarie – dice il magistrato in una nota – ho mantenuto la mia disponibilità non voltando le spalle agli elettori ed è stata una scelta di coscienza che confermo, ma sicuramente, leggendo oggi i numeri, non può che confermarsi anche il grande dispiacere per l’impatto che il venir meno del campo largo ha avuto su queste elezioni regionali, fino a quel momento una partita aperta e da quel momento in poi, invece, una salita molto ripida: io questa sfida l’ho affrontata con coraggio e determinazione, pur sapendo che sarebbe stata molto più difficile. Ringrazio i tanti siciliani che con il loro voto hanno mostrato di credere in me. Ringrazio anche la coalizione e le persone che mi hanno dato sostegno in questo percorso”.

Interviene anche Anthony Barbagallo, segretario del Pd, che nel frattempo registra l’elezione alla Camera dei Deputati: “Formulo il mio in bocca al lupo al presidente Schifani, che ho chiamato per congratularmi. Lo attende un lavoro arduo. Spero che non sia in continuità con Musumeci, che non faccia l’uomo solo al comando ma avvii un sano confronto con il Parlamento siciliano. Rivolgo anche un ringraziamento sentito e caloroso alla nostra candidata alla presidenza, Caterina Chinnici: ha accettato una sfida ardua, ha vinto le primarie e si è messa in gioco senza risparmiarsi, anche quando la competizione si è oggettivamente complicata nel momento in cui la coalizione si è disgregata in seguito alla scelta scellerata del M5S di lasciare un percorso avviato da tempo”. E inoltre: “Mi assumo la responsabilità di questo risultato così come tutte le decisioni precedenti. Tutte, lo voglio ricordare, approvate all’unanimità dagli organismi del Partito e condivise con la segreteria nazionale. Abbiamo fatto il possibile con il tempo e i mezzi a disposizione. Anche se, probabilmente qualcuno s’è impegnato molto di più sul dopo e – conclude – molto meno sull’obiettivo principale, che era vincere le elezioni”.

Anche Nuccio Di Paola, del Movimento 5 Stelle, commenta i risultati: “Complimenti e buon lavoro al neo presidente, Renato Schifani. Noi faremo corretta, ma fiera e intransigente opposizione. Il MoVimento 5 Stelle – riprende il deputato gelese – è l’unico argine in Sicilia al centrodestra. Otteniamo un grandissimo risultato con circa il 27 per cento a livello nazionale, il centro-destra non fa il cappotto in Sicilia, e portiamo a casa due uninominali, risultato dato come impossibile alla vigilia. Anche a livello regionale il Movimento 5 Stelle ottiene, almeno per i numeri che attualmente sono a disposizione, un discreto risultato, con numeri a doppia cifra. Continueremo a portare avanti la nostra agenda progressista e punteremo a eliminare tutte quelle disuguaglianze che ci sono in Sicilia, cercando di mettere al centro gli ultimi e quelle persone che vivono ai margini della società. Ringrazio i siciliani per la fiducia che ci hanno accordato e non la tradiremo, portando all’interno delle istituzioni le istanze che ci hanno affidato col loro voto”.

L’affluenza

Per le elezioni regionali in Sicilia ha votato il 48,62 per cento degli aventi diritto, ovvero 2.249.870 votanti su 4.627.146 elettori. Il dato sull’affluenza del 2022 è comunque superiore a quello di cinque anni fa quando era stata del 46,75%.

Dai dati definitivi delle 23 di ieri la provincia con l’affluenza più alta è Messina, al 53,4% (nel 2017 era al 51,75%); a seguire Catania col 52,24% (51,56%) e Palermo al 50,14% (46,4%). Questo il dato per le altre province: Siracusa 48,37% (47,56%), Trapani 48,12% (45,43%), Ragusa 47,08% (47,28%), Agrigento al 41,46% (39,63%), Caltanissetta 40,81% (39,83%) e infine Enna al 39,99% (37,68%).