Uffici Mediaset, Cologno Monzese. Antonio Tajani arriva alla tanto attesa, e rinviata, colazione di lavoro con la famiglia Berlusconi. Quattro ore di confronto stretto con Marina e Pier Silvio Berlusconi. In mezzo, indossando le più tradizionali vesti da mediatore, Gianni Letta. Il menù è fissato da tempo. Ribollono dai territori le rivolte contro il percorso congressuale aperto dal segretario dopo la sconfitta referendaria. Sul piatto, il passo indietro del capogruppo Paolo Barelli. Al suo posto, è pronto “l’equilibrato” Enrico Costa, ma l’ultima parola è dei deputati.
L’incontro, definito “molto positivo” da fonti vicine alla famiglia, inizia verso le 13. Un colloquio fiume svolto “in clima di amicizia e cordialità”, dicono dalle parti di Tajani. Un’immensità necessaria per mettere a punto “una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi”. Tajani incassa la “rinnovata fiducia” degli eredi del Cav. Ma i segnali di fumo non si spengono.
Anche la location incide. Non è un pranzo di cortesia, ma d’affari. Per questo il vertice – partecipa anche l’ad di Fininvest, Danilo Pellegrino – viene dirottato a Mediaset, invece che nella residenza della presidente di Fininvest, a Corso Venezia, Milano centro. Sotto il Biscione fondato da papà Silvio, Tajani prova a uscire con un accordo dalla trincea (e dal silenzio) in cui si è rinchiuso da settimane. Da quando, almeno, Arcore ha iniziato a mandare apprezzamenti per il nuovo corso interno.
La notte della vigilia, come anche la mattinata, è volata sotto i colpi di messaggini frenetici. Call last minute, per evitare strappi dolorosi. Ribadita la fiducia nel leader, Tajani ha accettato di cedere sul consuocero Barelli, capo dei deputati alla Camera. Per farlo – aveva giurato: “Se lascia, mi dimetto io” – ha chiesto rassicurazioni.
Ne ottiene alcune. Andrà avanti fino alle elezioni. Ma il rinnovamento più volte invocato dagli eredi del Cav non si può arrestare. Continua su Huffington Post


