La sigla Pip sta per “piani di inserimento professionale”. Nel bacino dei quasi tremila precari qualcuno, nell’attesa di essere stabilizzato e con un bel sussidio in tasca, il lavoro se l’è inventato. Solo che era illecito. Peggio, criminale.

L’ultimo caso di cronaca è quello di Antonino Adelfio. Ufficialmente lavorava in appoggio al prete della chiesa di San Giuseppe Cafasso a Palermo – perché i Pip fanno anche questo – in realtà fabbricava armi in un laboratorio scoperto a Ciaculli.

La storia è piena di esempi in negativo: nella platea dei precari si annidano truffatori, violentatori e persino boss. Criminali erano e criminali sono rimasti. Fra gli ex Pip, infatti, ci sono anche gli ex detenuti, una categoria svantaggiata a cui si voleva dare una seconda possibilità. E alcuni l’hanno bruciata.

Vecchia storia quella dei Pip, che inizia fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Doveva essere una boccata di ossigeno per le categorie svantaggiate finanziata dall’Europa ed è diventata una finta zavorra per la politica. Finta perché tutti, ma proprio tutti, ci hanno inzuppato il pane. Un bacino di quasi tremila persone era ed è una risorsa elettorale da preservare con cura. Come? Alimentandola.

L’ex governatore Rosario Crocetta si era messo in testa di licenziare almeno coloro che si erano macchiati di reati gravi. Non ce l’ha fatta, visto che qualcuno che era stato messo alla porta ha fatto ricorso al giudice del lavoro ed è stato reintegrato. Non si può licenziare chi ha precedenti penali visto che la fedina penale sporca era un requisito per la concessione del sussidio. E se li arrestano di nuovo? Niente da fare, perché appena smetteranno di essere detenuti torneranno ad essere ex detenuti.

Vent’anni dopo le prime domande, quando i sussidi valevano 800 mila lire, sembrava prossimo l’epilogo. La Finanziaria regionale prevede il passaggio di questo personale nella società Resais, ma il governo nazionale ha impugnato la norma davanti alla Corte Costituzionale. Che trafila, dalle rumorose proteste di piazza ai più alti giudici in carica che più alti non si può. Ve li immaginate i giudizi costituzionali che si occupano degli ex detenuti divenuti di nuovo detenuti e in attesa di tornare ad essere ex detenuti?

Mentre si attende di conoscere la decisione, si potrebbe fare una cosa utile: preparare un bel dossier sugli Ex Pip e mandarlo a Roma, nelle stanze dove studiano come distribuire il reddito di cittadinanza prima ancora di capire chi sia davvero povero e chi no. Così, giusto per non cerare una nuova categoria da stabilizzare.