“Onorevole, ci facciamo un selfie?”. Se tutti gli onorevoli del mondo dovessero chiedere la fedina penale ai fan che si accostano per una foto, credo che segnerebbero la fine della politica. Ma il cosiddetto giornalismo di inchiesta sembra avere perso la bussola e ha montato un caso su un selfie che riprende Giorgia Meloni accanto a un pregiudicato per camorra, ora pentito. E’ l’effetto dei social, che l’odio dei leoni da tastiera ha trasformato in un letamaio. La premier ha replicato con una dura nota di indignazione. La capisco, ma avrei evitato. Cito un caso personale. C’è un sedicente mio collega – uno sfigato errante tra Genova e Palermo – il quale non riesce a contenere né le frustrazioni per i suoi insuccessi né l’invidia per i miei modestissimi successi. E da anni scarica su di me insulti e livori. Lui provoca e io lo lascio cuocere nei suoi escrementi.