Il più grande giurista del Novecento, Kark Schmitt era convinto che i concetti politici fossero la secolarizzazione di concetti teologici. Per lui lo Stato non era che la trasposizione di questi concetti creati tanto tempo prima dal pensiero religioso. Ne avrebbe avuto conferma dal linguaggio usato nel trentaquattresimo giorno di commemorazione della strage di Capaci, dove furono barbaramente assassinati Falcone, sua moglie e parte della scorta.

Da Mattarella che ha parlato giustamente di dignità e libertà offese dalla vergogna terroristica. A chi ha evocato i sepolcri imbiancati già scagliati da Gesù stesso contro i farisei. E che certo non mancano in queste circostanze. Fino alle preghiere della sorella Maria, costretta a stare sul palco da sola per limitare le contestazioni. Che hanno duramente colpito gran parte del ceto politico presente compresa la presidente della Commissione Antimafia, collega di partito del presidente dell’ARS, rinviato a giudizio.

Un’oscura inclinazione al linciaggio, nello sprezzo di ogni garanzia giuridica. Ma anche una insoddisfazione per la superficialità con cui il garantismo sacrosanto viene usato per difendere politici di scarso valore e di quasi nessun peso effettivo. Ai partiti si è rivolto anche il procuratore di Palermo, preferendo ricorrere alla saggezza popolare. Ha chiesto di liberarsi dalle mele marce. Ignorando forse, da valente magistrato indipendente, come sono veramente ridotti i partiti. Ormai creature a direzione e qualche volta proprietà personale, fragili ed esposte. Non in grado di decidere alcunché. Ma che vanno per strada con una postura prepotente come se ancora contassero qualcosa. Come il cane di Gogol nelle Memorie di un pazzo: ”la stupidità dipinta sul muso, se ne va in giro per la strada con aria di importanza e si immagina di essere un’illustre personalità che tutti ammirano”. Un povero imbecille che ha perso l’autorevolezza di un tempo e si è ridotto a mendicare un consenso sempre più precario. Scarso di voti e pure di danari dopo Tangentopoli e il disprezzo crescente del popolo elettore. Così chiedergli di mettere da parte le mele marce, quando queste portano un po’ di voti e anche qualche soldino è forse ingenuo anche se giusto e nobile.

Diceva Sturzo che i partiti piccoli fanno gli uomini piccoli. E questi difficilmente hanno la forza e la volontà di fare pulizia. Come è già successo in un passato non lontano. E si tengono i loro mediocri esponenti finendo col perdere ancora spazio e ruolo. Mettendo in pericolo la stessa democrazia. Che pure ha reagito all’insulto mafioso e può continuare a difendersi grazie ad un sistema istituzionale che regge ancora nonostante l’usura del tempo e delle cattive abitudini.

Resta l’esempio di persone come Falcone o Borsellino e gli altri caduti per la libertà dalla mafia, eroi senza retorica. Che tutti dovrebbero sforzarsi di imitare non solo nei giorni della commemorazione. In cui onore e dignità rifulgono come valori irrinunciabili. Come per fortuna ancora credono tanti giovani e no, anche non presenti alle manifestazioni. Che speriamo vogliano tornare alla politica come arte di reggere la comunità. Per non perdere ciò che il sacrificio e l’alto valore hanno garantito fin dall’inizio. E che deve durare nel tempo. È’ questa una speranza tanto più vitale quanto più difficile da realizzare.