Mascariato da una pesantissima inchiesta giudiziaria e sputtanato oltre i confini della decenza dalle intercettazioni telefoniche, il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, ha avuto il sangue freddo di recarsi al Museo del Presente, dove si commemorava il trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, di sedersi accanto al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e di intrattenersi in conversazione con Maria Falcone, la sorella del giudice assassinato dalla mafia. Cercava, poveretto, di ripulire la propria immagine, scambiando Palazzo Jung per una Casa della Misericordia. O del Perdono. Stava per riuscirci. Se, sull’inopportuno piritolleggiare, non fosse intervenuta la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, anche lei di Fratelli d’Italia: “Avevo chiesto che non fosse presente ai miei eventi”, ha dichiarato.



