L’escalation delle dichiarazioni a ridosso dell’ultimatum all’Iran – ore 20 di Washington, le 2 di notte in Italia, le 3.30 a Teheran – aveva raggiunto un livello tale che la Casa Bianca era costretta a smentire che Donald Trump fosse in procinto di sganciare la bomba atomica sull’Iran. Quando il mondo sembrava precipitare in una spirale fuori controllo, arriva però l’annuncio di una tregua di due settimane che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti, con l’avvio di un negoziato sulla proposta in 10 punti avanzata dall’Iran, e con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che dice che “Hormuz riapre per due settimane”.

Trump aveva portato la sua retorica aggressiva a un livello mai sentito prima. Non sembravano equivocabili le parole del presidente, secondo cui “stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre. Non vorrei che accadesse, ma probabilmente succederà”. Tanto più se unite all’avvertimento di J.D. Vance: “Dovete sapere – diceva il vicepresidente da Budapest – che abbiamo strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare e che il presidente può decidere di utilizzare se l’Iran non cambia condotta”. Inevitabile che il pensiero andasse alla bomba atomica. Non era così per la Casa Bianca, che smentiva con toni ruvidi: “Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto Vance che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni”. Arrivava però da tutto il mondo una valanga di critiche e indignazione a Trump per le sue parole, il presidente si trovava isolato, criticato dagli alleati e anche dai suoi fedelissimi. La svolta quando mancava poco più di un’ora all’ultimatum: l’annuncio equivale a un grande sospiro di sollievo del mondo, che si registra anche con una immediata profonda flessione dei prezzi di petrolio e gas. Continua su Huffington Post