Fratelli d’Italia ha preso in giro Renato Schifani. Gli ha chiesto di aspettare il giudice prima di decidere su Elvira Amata. Poi, ottenuto il rinvio a giudizio dell’assessora al Turismo, gli ha chiesto di aspettare ancora. Fino a quando il rimpasto si è chiuso senza toccare Amata e senza sfiorare la questione morale. Adesso, a partita apparentemente finita, i meloniani riaprono il caso: forse l’assessora si può sostituire. Ma non perché sia cambiato qualcosa sul piano politico: c’è da decidere chi prenderà il posto lasciato da Salvatore Iacolino alla Pianificazione strategica.
È questo il punto. Fratelli d’Italia non ha una linea. La permanenza di Amata in giunta è stata difesa quando serviva a proteggere il fortino, anche a dispetto del repulisti avviato da Giorgia Meloni a Roma con Santanché e Delmastro. Ora torna discutibile nel momento in cui bisogna trattare un’altra casella di potere. La questione morale, archiviata fino a ieri con un’alzata di spalle, diventa all’improvviso un argomento spendibile.
Il film è noto. A gennaio era stato proprio FdI a chiedere a Schifani di congelare il rimpasto in attesa che maturassero le vicende giudiziarie di Amata e Galvagno. Una richiesta accolta dal governatore, rimasto per mesi con una giunta monca, una maggioranza sfilacciata e gli alleati impegnati ad alzare il prezzo. Poi il rinvio a giudizio è arrivato. E non è successo nulla. Anzi: il partito che a Roma predicava rigore in Sicilia ha scelto l’attendismo.
Alla fine il rimpasto si è fatto. Marcello Caruso alla Sanità, Nuccia Albano di nuovo alla Famiglia, Elisa Ingala alla Funzione pubblica e agli Enti locali. Tre nomi per chiudere formalmente una crisi durata quasi sei mesi. Ma la casella di Fratelli d’Italia non è stata toccata. Amata è rimasta al Turismo. Luca Sammartino, assessore leghista e vicepresidente della Regione, anche lui a processo per corruzione, è rimasto all’Agricoltura. La formula scelta è stata il garantismo. Il problema è quando diventa elastico, intermittente, utilizzabile a seconda della convenienza.
Per settimane FdI ha spiegato che non bisognava confondere il piano giudiziario con quello politico. Poi, nei giorni caldi del rimpasto, ha fatto filtrare un’altra linea: Amata si può anche sacrificare, ma solo se la Lega fa lo stesso con Sammartino. Il risultato è stato perfetto: due veti incrociati, due assessori confermati.
Adesso però la posizione di Amata torna improvvisamente in bilico. Perché il garantismo ha cambiato idea? Perché la riunione di Enna con Arianna Meloni e Giovanni Donzelli ha prodotto un soprassalto etico? Perché a Roma qualcuno si è accorto che il primo partito d’Italia, in Sicilia, rischia di somigliare troppo alla vecchia politica che diceva di voler rottamare? Forse. Ma la coincidenza con la partita della Pianificazione strategica è troppo vistosa per essere ignorata.
Quella struttura, dentro la sanità siciliana, pesa più di molte deleghe formali. Dopo l’uscita di scena di Iacolino — ottenuta dal commissario Luca Sbardella all’indomani del ricatto consumato all’Ars, quando i patrioti mascherati da franchi tiratori sabotarono la manovra-ter dell’ottobre scorso — Fratelli d’Italia punta a occupare la poltrona. Sul tavolo ci sono nomi graditi al partito, compreso quello di Mario La Rocca, già a capo del dipartimento durante il governo di Nello Musumeci e Ruggero Razza.
E allora Amata torna utile. Prima intoccabile, poi sacrificabile, poi di nuovo difendibile, a seconda del tavolo su cui si gioca. A complicare il quadro c’è anche la mozione di censura presentata dal Movimento 5 Stelle e da Ismaele La Vardera. Non è stata ancora calendarizzata all’Ars, ma non potrà restare congelata all’infinito. Quando arriverà in Aula, FdI dovrà decidere se difendere fino in fondo l’assessora al Turismo o provare a disinnescare il caso prima del voto.
Schifani, dal canto suo, subisce. Ha chiuso il rimpasto perché non poteva più tenerlo aperto, ma lo ha fatto nel modo più debole: senza imporre una linea, senza ottenere chiarezza dai patrioti, senza risolvere il nodo che aveva paralizzato tutto. Ha restituito Nuccia Albano alla Dc, ha affidato la Sanità a Caruso — l’uomo più vicino a sé che a Forza Italia — e ha lasciato a FdI la possibilità di non pagare alcun prezzo.
In tutto questo, il Turismo resta dov’è: nel luogo simbolico degli scandali, dei contributi, delle promozioni milionarie, delle pratiche allegre, dei fedelissimi e delle ombre che accompagnano da anni la corrente turistica. La riunione di Enna avrebbe dovuto servire a rimettere ordine. Invece ha fotografato il disordine. Gli eletti siciliani hanno chiesto più destra, più identità, più temi. Ma il tema principale resta sempre lo stesso: il potere.


