Hanno perso il volante e i Freni. Il governo Meloni rischia di correre verso l’incidente, il fine vita, e non si intende solo la legge.

Esistono due lettere che Crosetto ha spedito a Giorgetti, per sapere cosa fare sui fondi Safe, rese note solo ora da Crosetto, e sono di tono assertivo, da fine pazienza. Scrive Crosetto a Giorgetti: “Devi decidere”, se il Safe, i fondi per la Difesa che mette a disposizione l’Europa, lo chiediamo o no.

Giorgetti è dell’opinione che siano prestiti, che l’emergenza sia l’energia, ma la verità è che le lettere di Crosetto, e a Meloni non dispiacciono, servono a mettergli pressione, a fare di più, per negoziare meglio in Europa. Parlerà e sceglierà Meloni, ed è orientata al sì, ma cosa accade se Giorgetti e Salvini si rifiutano?

Per impallinare Federico Freni alla guida della Consob, Tajani spiega adesso che “servono tecnici”, ma da quando questo amore per i tecnici? Per giustificare qualsiasi fuoristrada, il governo grigio Urso, color fumo di ministro, usa il nome di Marina Berlusconi perché l’adagio è “lo vuole Marina”. Ma è vero?

Giorgio Mulé, che è il primo del partito di Marina, risponde: “Giù le mani dal nome di Marina sulla vicenda Consob”. Sapete cosa risponde Raffaele Nevi, di Forza Italia, del partito di Tajani? “Noi a Freni vogliamo bene, non è un problema di nome”.

Si chiede Davide Faraone, di Italia Viva: “Ma Tajani di Consob è lo stesso Tajani che da due anni blocca la commissione di Vigilanza Rai sul nome di Simona Agnes?”. Il paradosso è un altro. Se Freni fosse andato alla Consob, il governo non avrebbe avuto un sottosegretario capace di seguire una legge di Bilancio, così come non ha un nome vero per Consob.

Il Cdm di ieri, che ha approvato il decreto missioni, è durato sette minuti, mentre il quasi vertice fra Salvini, Meloni e Tajani si è protratto un’ora. Continua su ilfoglio.it