L’articolo di Alberto Paternò su Buttanissima mi ha “smosso il sangue”, come diciamo a queste latitudini. Mi ha fatto riflettere, considerare, disperare, e poi capire. Il titolo “Questa politica non ha futuro” è vero, ma basta levare la parola “Questa” e tutto cambia. Perché “questa” politica, quella analizzata nell’articolo, non è politica, ed è sbagliato ritenerla tale. Sbagliamo noi che ci ostiniamo a guardare, narrare, scrivere di questa politica a ritenerla tale. Questo è solo un combattimento di galli, con gli scommettitori ai bordi, e noi come spettatori. Ma i galli rimangono solo dei polli con più testosterone, non volano, non alzano da terra lo sguardo, non vedono i problemi del pollaio, figuriamoci quelli della comunità siciliana.

Nell’articolo c’è una analisi però non corretta di una generazione, quella dei quarantenni. È vero che molti di loro, spesso i più formati, sono emigrati, già prima dei millennials, ma molti fanno impegno politico, quello vero. Il problema è che noi ci concentriamo, a volte per pigrizia, o disperazione, a guardare quel posto sterile e privo di idee che è il Palazzotto dei Normanni, un luogo in cui si arriva non per politica ma per la vincita di un palio, la lotteria delle regionali. La Politica, con la maiuscola, la fa la 41enne sindaca di Termini Imerese, che all’idealismo dell’Ora legale di Ficarra e Picone ha aggiunto concretezza amministrativa, se no i termitani non l’avrebbero eletta due volte. Come hanno fatto con Federico Basile, anche lui quarantenne, che noi non valutiamo perché il cinquantenne Cateno grida di più, ma è Basile che amministra, e se lo avesse fatto male i messinesi non lo avrebbero votato. E poi c’è Francesco Italia, sindaco di Siracusa e segretario regionale di Azione, lui è del ’72 ma si è fatto eleggere sindaco, al di fuori degli schemi della sterilità politica regionale, ad appena quarant’anni, ed ha fatto politica trasformando la visione di quella città, bellissima e millenaria, trasformandola in un vanto internazionale.

È un quarantenne pure Salvatore Palella, editore della Sicilia di Catania, che ha fatto, caso anomalo in questa isola, un j’accuse alla politica siciliana dalle colonne di un giornale con ottant’anni di storia non certo antisistema. La sua è stata una fortissima denuncia, di precipuo stampo politico, per quanto fatta da un imprenditore, contro la gestione del potere in Sicilia. È quarantenne pure Emiliano Abramo, referente in Sicilia della Comunità di S.Egidio, che quotidianamente si impegna sulla più grande massa omogenea della Sicilia, i poveri, che da noi sono il 25% della popolazione. Un problema enorme, ignorato da “questa” politica. È stato lui il promotore della legge siciliana sulla povertà, approvata per senso di colpa all’unanimità dall’Assemblea Regionale, ma con fondi che possono incidere su pochissimi. Non è politica tutto questo?

Basta toglierci gli occhiali che guardano, con lenti appannate dallo sconforto, a quel “piccolo” Palazzo che si trova a piazza Indipendenza a Palermo e scopriamo che la politica esiste, è viva e vegeta, e lotta insieme a noi. Dobbiamo solo parlare di questa politica, cercare nelle strade e nelle comunità isolane, dove vivono i siciliani, con i loro problemi e le loro storie, e ignorare l’altra, quella della gabbia dei polli, i quali notoriamente non fanno uova.