Il tavolo del centrodestra – quello in cui il Mpa ha aperto il fuoco contro Sammartino chiedendo la destituzione del sindaco di Serradifalco e in cui non si è nemmeno affrontato il tema delle variazioni di bilancio per evitare di mandare tutto all’aria – si è aperto con una bella foto. All’Hotel delle Palme c’erano un paio di commissari (Minardo per Forza Italia, Sbardella per Fratelli d’Italia), il segretario della Lega Germanà, il coordinatore degli Autonomisti Mancuso, il capogruppo della Dc Pace e persino un paio di “fantasmi”: una è Marianna Caronia, deputata semplice di Noi Moderati (il movimento di Lupi e Romano), l’altro Decio Terrana (Udc). Sembra l’inizio di una barzelletta. E in effetti… Basta partire da questi ultimi per capire lo stato di salute della politica e del centrodestra siciliano.

Decio Terrana. Segni particolari? Non eletto (era candidato con la Dc, ma si è fermato a 2.700 voti nel collegio di Agrigento). Altro segno particolare? Alla guida di un partito che non esiste, ma che il centrodestra rianima alla vigilia di ogni campagna elettorale per dare rifugio a qualche “trombato”. Ce ne sono sempre. Terrana, però, è un solido frequentatore dei palazzi del potere, come il suo mentore Lorenzo Cesa. Ma è soprattutto il marito di Serafina Marchetta, eletta deputato segretario dopo aver avuto accesso all’Ars grazie al listino bloccato del presidente. Nelle urne aveva ottenuto 25 (!) preferenze. Di numero, non è un modo di dire. Adesso spiegateci: chi rappresenta davvero Terrana a quel tavolo? Gli interessi di quale elettorato?

Marianna Caronia. Evitiamo di essere ripetitivi, illustrando la parabola parlamentare che l’ha fatta transitare in tutti i gruppi del centrodestra (manca solo FdI). Ma oggi Caronia è l’unico riferimento di Saverio Romano all’Ars. Lo stesso Romano che aveva accusato il centrodestra, non più tardi di due mesi fa, di fare “politica da cortile”. Aveva persino ragione. “Non intendiamo essere trascinati verso il basso da chi antepone i propri equilibri interni alle emergenze reali di questa regione”. Parole pronunciate dopo il mancato invito a un vertice di maggioranza. Adesso l’invito è arrivato, ma al posto del coordinatore Massimo Dell’Utri (diventato nel frattempo sottosegretario agli Esteri), è stato recapitato direttamente alla Caronia. Che però un merito ce l’ha: essere approdata in parlamento grazie a un mandato elettorale. Ciò non basta per risolvere i nodi sul bis di Schifani, tema nemmeno sfiorato giovedì pomeriggio. D’altronde l’inconsistenza numerica del gruppo, sia dentro che fuori da Palazzo dei Normanni, impone cautela.

Carmelo Pace. Nuovo sindaco di Ribera (con l’appoggio determinante di Cateno De Luca) e capogruppo della Dc all’Assemblea regionale. Era entrato nell’inchiesta della Procura di Palermo come uno dei nomi politicamente più sensibili: per i pm sarebbe stato il referente operativo di Totò Cuffaro. Ma quella ricostruzione, almeno sul piano giudiziario, si è progressivamente indebolita: il punto più delicato riguardava un presunto passaggio di denaro collegato a una vicenda del Consorzio di bonifica: un tassello che, secondo i giudici, non ha retto abbastanza da giustificare una misura cautelare. Prima il gip e poi il Riesame hanno infatti negato i provvedimenti richiesti dalla Procura. Resta il peso politico del coinvolgimento iniziale. Ma anche adesso ci si interroga: la Dc non aveva scelto di affidare la ricostruzione a tre commissari? Che fine hanno fatto? Intanto si è persa per strada pure la presidente Laura Abbadessa, fino al mese scorso fra i papabili assessori: si è dimessa.

Ma attenzione signore e signori, stiamo arrivando decisamente al piatto forte. Ecco a voi, Nino Germanà. “Il governo Schifani è il migliore degli ultimi 50 anni”, ha dichiarato qualche settimana addietro. O Germanà è smemorato oppure è talmente astuto da risultare ridicolo. L’astuzia sta nel tentativo di ricoprire il governatore di salamelecchi, perché la permanenza di Schifani fino all’ottobre ’27 consentirà a Luca Sammartino di estendere la propria sfera di influenza sulla Sicilia. E si sa che Sammartino, per la Lega, è l’unica cosa che conta. In questi giorni si è vociferato persino di un possibile cambio di maglia, l’ennesimo, per transitare in Forza Italia. Eppure il deputato etneo, assessore all’Agricoltura, sembra davvero l’unico in grado di mantenere in vita il Carroccio al di qua dello Stretto, magari fondendolo con ciò che rimane della Dc (senza Cuffaro). Germanà gli tiene il gioco, lo assiste, lo sponsorizza, lo venera, lo difende dagli attacchi “inauditi” del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, mai troppo tenero nei confronti del vicepresidente.

A proposito. Per il Mpa al tavolo c’era Fabio Mancuso. Sindaco di Adrano. E’ stato l’ultimo – quasi controvoglia – ad apporre la propria firma sul comunicato quasi trionfalistico di giovedì sera, in cui si evidenzia come “l’unità della coalizione rappresenta un valore irrinunciabile e una condizione essenziale per continuare a garantire stabilità, buon governo e prospettive di sviluppo alla Sicilia. Per questo confermiamo il nostro impegno a mantenere unito il centrodestra e ad affrontare insieme, con responsabilità e spirito di squadra, i prossimi appuntamenti politici ed elettorali”. La pace dopo essersi massacrati.

A muovere i fili di questa alleanza spompa, priva di personalità autorevoli, erano però i commissari. Due che sono lì, ai posti di combattimento, per superare la stagione delle polemiche e riportare serenità in due partiti completamente annientati dalla questione morale e dalla lite fra correnti. Più che Nino Minardo e Luca Sbardella, a Forza Italia e Fratelli d’Italia servirebbero due esorcisti. Ma attualmente la casa non offre granché. In FI le inchieste hanno decapitato il partito ad Agrigento e Caltanissetta, mentre fra i patrioti – con la conferma di Elvira Amata in giunta – si è affermato come principio cardine quello dell’impunità.

Ecco perché, alla fine della fiera, e con questa tavola apparecchiata, tutti hanno avuto modo di gioire. Almeno un po’. “I risultati conseguiti se da un lato confermano la forza del centrodestra e il consenso di cui continua a godere tra i siciliani, dall’altro richiamano tutte le forze della coalizione alla necessità di rafforzare il coordinamento politico, la programmazione condivisa e la capacità di tradurre l’unità dell’alleanza in una proposta sempre più coesa e competitiva sui territori. Da questa consapevolezza intendiamo ripartire, facendo tesoro delle indicazioni emerse dal voto”.  Buona fortuna