Vale l’1,5 per cento a livello nazionale (così dice), ed è già in moto per rafforzare la propria presenza nelle regioni del Sud; ma in Sicilia può fare la differenza. Probabilmente la farà. Per questo Cateno De Luca è così conteso. Da tutti, centrodestra e centrosinistra. Persino Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia e celebre per il passo felpato che lo rende più diplomatico che politico, gli ha fatto una avance sui giornali: “Una granita con lui a Taormina la prenderei sicuramente”, ha detto. Da qui la risposta di Cateno: “A che titolo?”.

Basta la suggestione di una brioche col tuppo per alimentare i rumors. De Luca parte da una posizione di forza: la vittoria a Messina con Federico Basile e anche un paio di sondaggi che gli permettono di essere l’ago della bilancia. Ma soprattutto un movimento strutturato (nulla da inventare, a differenza del figlioccio La Vardera) e quattro comuni amministrati sul groppone (Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina e Taormina). Nonostante il continuo ondeggiare da sinistra a destra, che gli sarà costato senz’altro qualche preferenza rispetto al 2022 (quando ottenne 500 mila voti da solo), Cateno rimane al centro della scena. Sul trono del gelato, parafrasando Minardo.

“Caro on. Minardo, sai che l’ospitalità da queste parti è sacra e una granita non si nega a nessuno – ha scritto De Luca dal suo regno social -. Prima di scegliere il gusto della granita, però, toglimi una curiosità politica. Ti siedi al tavolo come amico, come capocorrente, come commissario regionale (e quindi portavoce di tutti i “capi tribù” di Forza Italia) o come ambasciatore dell’intero centrodestra? Attendo risposta per organizzare il tutto”. Minardo ovviamente non è ancora pronto a sciogliere i dubbi sul proprio partito, e soprattutto non ha un mandato da Roma per chiudere accordi (almeno finché in campo ci sarà Schifani).  Ma è fra i primi ad aver capito che farselo amico è meglio di averlo contro.

Anche perché De Luca, attualmente, è l’unico ad essersi portato avanti, inaugurando una campagna elettorale che gli permetterà di presentare le liste anche alle Politiche, ed evitare di finire oscurato come accade ai brutti anatroccoli. In Sicilia ha già celebrato le assemblee provinciali di Sud chiama Nord. Oggi sarà in Abruzzo, Molise e Campania; domani sarà presente a Napoli ed Avellino; domenica riscenderà lo stivale facendo tappa in Puglia. Dove farà tappa al Kapos Fest per presentare un libro assieme all’assessore di Roma Capitale, Alessandro Onorato. Uno che ha fondato un progetto civico di respiro nazionale (uno con cui chiudere accordi?).

De Luca è così. Forse vive due vite senza nemmeno saperlo. E’ uno e trino: da sindaco di Taormina a parlamentare dell’Ars a volto di punta (l’unico) di Sud chiama Nord. Il 1° luglio farà un passaggio a Palermo per annunciare importanti novità in vista delle prossime Amministrative (Lagalla, preparati…), mentre il 18, sempre nel capoluogo, svelerà il governo di Liberazione della Sicilia. Liberazione da cosa? Da Schifani, dalle zavorre di centrodestra e centrosinistra, che nel frattempo continuano a litigare e discutere. Nel campo largo c’è La Vardera contro gli elefanti del Pd; nella coalizione di governo, invece, la scena è tutta per Luca Sammartino e Raffaele Lombardo, che duellano sui bandi per l’agricoltura e sulla cessione della Sac, la società che gestisce Fontanarossa.

Qualche giorno fa, nel frattempo, Scateno si è di nuovo impossessato del pulpito di Sala d’Ercole, intimando a Schifani di presentarsi in aula per la relazione annuale sull’attività di governo, o avrebbe finito per occupare l’aula. Indovinate un po’? Ce l’ha fatta. E’ riuscito laddove anche i deputati della maggioranza avevano fallito, portare il presidente al cospetto dei deputati: “Abbiamo ottenuto ciò che chiedevamo: una data certa. Il 21 luglio il Presidente della Regione dovrà finalmente presentarsi davanti al Parlamento siciliano e rendere conto dell’attuazione del proprio programma di governo. Era una questione di rispetto delle istituzioni, delle leggi e soprattutto dei cittadini siciliani”.

Il sindaco di Taormina, oltre a essere l’oracolo invocato dai big di partito che si riuniscono a Roma (per decidere sulla Sicilia), si sta anche ritagliando uno spazietto sulla scena nazionale: secondo un recente sondaggio di Lab21 pubblicato da Affari Italiani, è al nono posto della graduatoria che misura la fiducia nei leader di partito (al 2,8 per cento). Non si capisce bene cosa significhi, ma lui è bravissimo a vendersi il risultato: “Io, leader di periferia, sindaco di trincea… oggi mi ritrovo nella “top ten” dei leader nazionali! Dietro questo risultato ci sono anni di sacrifici, battaglie, delusioni e anche tradimenti che mi hanno ferito profondamente. Ci sono stati momenti difficili, anche sul piano personale e fisico. Ma non ho mai mollato. E mai lo farò! Non servono ruoli blasonati per conquistare la fiducia dei cittadini. Alla fine conta una cosa sola: fare, essere concreti, risolvere problemi e lavorare ogni giorno per la gente”.

Probabilmente più di una persona gli chiederà di incontrarsi a Taormina per trovare un accordo in vista delle prossime Regionali. Il segretario dem Barbagallo lo vorrebbe con sé; la sinistra nuda e cruda mai. Anche a destra molti lo detestano e temono di finire nella sua ragnatela. E’ lui stesso a prospettare una soluzione per tutti, dall’alto del suo trono: “Io sono come il Barbiere di Siviglia – ha detto in una intervista al Corriere alcune settimane fa -: tutti mi cercano e tutti mi vogliono. Qualunque sondaggio dimostra che Sud chiama Nord di Cateno De Luca è determinante in Sicilia. Io resto fermo nelle mie posizioni, vediamo chi si avvicinerà alle nostre”.