Cento milioni di disavanzo da coprire subito, trecento di debito complessivo sullo sfondo. Il Consorzio per le Autostrade Siciliane prova a mettere ordine nei conti nel momento esatto in cui la fiducia nell’ente è ai minimi termini. Il Cda guidato da Filippo Nasca ha approvato il 19 giugno il Piano di risanamento 2026-2028 che prevede digitalizzazione della riscossione, taglio delle spese correnti, razionalizzazione del personale, valorizzazione del patrimonio, rinegoziazione dei debiti.
Prima di scoprire il buco e di evocare nuovi sacrifici, il CAS ha trovato il modo di non risparmiare sulla comunicazione. Atti alla mano, fra il 2023 e il 2026 il Consorzio ha affidato servizi social e di messaggistica per almeno 225 mila euro oltre Iva a Centomedia & Lode e La Digitale: la prima amministrata da Maurizio Scaglione, la seconda dentro il circuito editoriale a lui riconducibile.
Il piano nasce inoltre in un contesto già segnato dall’inchiesta della Procura di Termini Imerese, che a giugno ha disposto misure cautelari e sospensioni per cinque esattori del CAS e un dipendente di una ditta informatica esterna, nell’ambito delle indagini sulle presunte irregolarità negli incassi lungo la A20.
Sul fronte politico, Vincenzo Vinciullo, commissario provinciale di Siracusa di Mpa-Grande Sicilia, ha acceso un altro allarme: il rischio di introdurre il pedaggio sulla Siracusa-Gela, autostrada incompiuta e ferma a Modica. Per Vinciullo sarebbe una scelta “sbagliata” da contrastare, perché quella tratta rappresenta l’unica vera via di fuga fra la zona sud della provincia di Siracusa, il capoluogo e l’area industriale. E perché, ricorda, una parte dell’opera è stata realizzata con i fondi post-sisma della legge 433 del 1991, un’altra con risorse regionali. “Questa autostrada è stata costruita con i soldi dei cittadini”, dice. Tradotto: il CAS non può chiedere un pedaggio per un’opera che non ha finanziato con risorse proprie.
Intanto il caso approda all’Ars. Deputati di Sud chiama Nord e Forza Italia hanno chiesto un’audizione urgente in IV Commissione, chiamando in causa gli assessori Alessandro Aricò e Alessandro Dagnino, il presidente Nasca e il direttore generale Calogero Franco Fazio. Il nodo è doppio: capire chi non ha controllato mentre il deficit cresceva e spiegare come la Regione possa sostenere un piano da oltre 100 milioni senza fermare cantieri e sicurezza.


