Acqua e arte sono distanti ma in realtà unite dalla stessa politica: quella dell’abbandono. “Qui si vive in pieno seicento, col barocchismo, le raffinatezze e l’ignoranza di allora”, scriveva il 24 giugno del 1860 Ippolito Nievo alla madre dopo un viaggio in Sicilia. Oggi non c’è più l’ignoranza. C’è però una eterna emergenza e con l’emergenza la raffinata furbizia di scaricare le responsabilità sempre sugli altri. L’arte, essendo un bene comune, ha bisogno di prevenzione. Che sulle tele di Antonello non c’è stata. Come non c’è stata per l’acqua di Agrigento, una città alla quale – lo ha detto in tv Giorgio Mulè – viene da anni negato un diritto primario. A Palazzo d’Orleans dev’esserci un misterioso Dipartimento dello Scaricabarile. Non si spiegherebbe altrimenti la velocità con la quale, di fronte a ogni disastro, il presidente fugge dalla sua inconcludenza.


