«Quando ci siamo insediati abbiamo trovato una Regione che, con il precedente governo, aveva avviato un percorso di risanamento ma che restava ancora gravata da un disavanzo di oltre 4 miliardi di euro, con un ciclo dei rendiconti fermo da anni e una credibilità finanziaria indebolita nei confronti dello Stato, dei mercati e degli investitori. Oggi possiamo consegnare ai siciliani una Regione più solida di quella che abbiamo ereditato». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, presentando oggi all’Ars la relazione sullo stato di attuazione del programma di governo, a quasi quattro anni dall’inizio della legislatura.
Il risanamento della finanza regionale, ha spiegato il presidente, è stato il presupposto che ha reso possibili tutti gli altri risultati: dal disavanzo ereditato a un avanzo di amministrazione superiore ai 5 miliardi, con il rendiconto 2024 chiuso a +2,1 miliardi, entrate tributarie cresciute di circa 5 miliardi in tre anni senza alzare la pressione fiscale, e un percorso premiato dalle agenzie di rating, con Moody’s che ha portato la Sicilia da Ba1 a Baa2, S&P da BBB- a BBB+ e Fitch che ha confermato BBB migliorando l’outlook a positivo.
Su queste basi la crescita economica dell’Isola ha superato quella nazionale in tutto il periodo, per un incremento complessivo del Pil, negli ultimi cinque anni, del 18,9%. Sul fronte occupazionale, lo studio Ambrosetti colloca la Sicilia al primo posto in Italia per crescita dei posti di lavoro tra il 2019 e il 2024 (+5,6%), con una stima di 467 mila nuovi occupati entro il 2030 sostenuta da oltre 126 miliardi di investimenti previsti. Su questo fronte, il presidente Schifani ha ricordato che oltre 2,3 miliardi di euro sono stati destinati al sistema produttivo tra risorse europee, nazionali e regionali, mobilitati in gran parte attraverso Irfis, trasformata in istituzione finanziaria dello sviluppo della Sicilia con misure come Ripresa Sicilia (202 progetti per 340 milioni) e Fare Impresa in Sicilia (1.087 domande per oltre 204 milioni).
A sostenere questa capacità di attrarre investimenti ha contribuito anche la riforma della Cts, la Commissione tecnico-specialistica per le autorizzazioni ambientali: dalla riforma del 2023 a oggi sono stati rilasciati circa 4 mila pareri, corrispondenti a investimenti superiori a 110 miliardi di euro. Sullo stesso fronte, la Regione ha investito oltre 280 milioni di euro per il recupero di pozzi e sorgenti, la manutenzione delle reti idriche e la riduzione delle perdite, con un recupero di oltre 2.300 litri d’acqua al secondo, riportando la dissalazione al centro della politica regionale grazie alla riattivazione degli impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani e all’avvio del percorso per nuovi impianti nell’area metropolitana di Palermo, oltre agli interventi sulle dighe e al rifacimento della rete idrica di Agrigento, finanziato dalla Regione con 30 milioni di euro.
Anche la capacità di programmare e spendere le risorse europee ha contribuito a ottenere questi risultati: Schifani ha ricordato la chiusura integrale del Programma Fesr 2014-2020, con quasi 3,5 miliardi di euro certificati, e i primi risultati del nuovo Accordo per la coesione, che assegna alla Sicilia 4,9 miliardi di euro e ha già raggiunto, in pochi mesi, 744 milioni di impegni e 278 milioni di pagamenti su oltre 150 interventi.
Proprio grazie a queste risorse è stato possibile sbloccare uno dei risultati più significativi della legislatura: la riforma del ciclo dei rifiuti, di cui il presidente è stato anche commissario straordinario. Dopo l’approvazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, validato dalla Commissione europea, la Regione ha sbloccato la realizzazione dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania, per i quali sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro, di cui 800 milioni destinati direttamente agli impianti. Si tratta di opere di ultima generazione, tra le più avanzate d’Europa per emissioni, che porteranno il recupero di materia al 65% e ridurranno al 10% il conferimento in discarica, producendo energia sufficiente per circa 174 mila famiglie siciliane. Un intervento che permetterà di eliminare il trasferimento dei rifiuti fuori dall’Isola, con un risparmio stimato in circa 100 milioni l’anno, a beneficio anche della Tari pagata da famiglie e imprese.
Il risanamento ha permesso infine di intervenire sulla macchina amministrativa regionale, dopo oltre vent’anni di blocco del turn over: grazie all’accordo raggiunto con il Governo nazionale nel 2023, oltre 1.300 nuovi dipendenti sono già entrati in servizio e altri 2.600 saranno assunti nei prossimi anni, a cui si aggiungono altre 724 nuove assunzioni, tra funzionari e dirigenti, autorizzate dalla Ragioneria generale dello Stato proprio grazie alla ritrovata credibilità dei conti regionali. Sono stati inoltre stabilizzati circa 1.800 lavoratori ex Pip e circa 250 ex Asu dei Beni culturali, mentre si è investito su formazione, digitalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, riducendo i tempi delle autorizzazioni.
Il presidente ha inoltre sottolineato il boom del turismo, il settore in cui il cambiamento della Sicilia è oggi percepibile anche all’esterno: nel 2025 l’Isola ha superato i 23 milioni di presenze, con oltre la metà rappresentata da visitatori stranieri, in crescita anche nei mesi di bassa stagione e nelle aree interne. A rilanciare il settore e la destagionalizzazione dei flussi anche gli investimenti previsti per la riapertura delle Terme di Sciacca e Acireale. «Il lavoro intrapreso non è concluso e va completato – ha sottolineato il presidente – ma la direzione è stata tracciata. Il governo continuerà a operare con un solo obiettivo: consegnare ai siciliani una Regione più moderna, più competitiva, più forte, più giusta».
Infine, un passaggio sulla questione morale: «Il mio governo ha sempre tenuto una linea improntata al rigore e alla trasparenza. Non ho esitato ad assumere decisioni immediate e anche politicamente difficili quando le circostanze lo hanno reso necessario». Ma ci sono, ha ricordato Schifani, anche situazioni che attengono alla sfera delle responsabilità personali e che non possono essere estese a un governo o alla maggioranza che lo sostiene, così come ci sono casi che suscitano grande clamore mediatico, ma che poi si concludono con assoluzioni o archiviazioni: «Un monito che dovrebbe indurre tutti alla prudenza e al rispetto delle garanzie costituzionali».
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Le reazioni dei partiti
“Dopo quattro anni di legislatura e dopo l’intervento in aula del presidente Schifani sull’attuazione del programma, possiamo dire che la maggioranza è liquefatta e ogni provvedimento è ormai condizionato da veti incrociati tutti interni al centrodestra”. Lo ha detto Michele Catanzaro capogruppo del Pd all’Ars intervenendo dopo il presidente della Regione Renato Schifani sull’attuazione del programma di governo. “Quanto al tema della legalità – ha aggiunto Catanzaro – con un lungo elenco di esponenti politici legati a questo governo finiti al centro di indagini, è emerso un modello di utilizzo del potere basato su pressioni e interessi particolari”. “In conclusione possiamo dire che il ‘risanamento finanziario’ è la vera propaganda del presidente della Regione. Nessuno mette in dubbio l’azione di risanamento che è stata intrapresa – ha concluso Catanzaro – ma governare significa ben altro che tenere i conti in ordine”.
«Quella illustrata oggi dal presidente Schifani non è la fotografia di una Sicilia che cresce, ma il tentativo di raccontare una realtà che i siciliani smentiscono ogni giorno con la loro vita vissuta. Dopo quattro anni di permanenza allo stato vegetativo ci saremmo aspettati una relazione verità fondata sull’elencazione dei fallimenti. Abbiamo ascoltato invece un lungo elenco di dati che nel vano tentativo di autocelebrarsi hanno invece mostrato Schifani reo confesso”. Lo dichiara il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca. «Schifani ha evitato di affrontare i temi più scomodi: dalla non attuazione della maggior parte delle leggi approvate dall’Ars alla mancata attuazione della Super ZES siciliana, nata grazie a un nostro intervento nell’ultima legge di stabilità. Nessun riferimento alle numerose norme rimaste nei cassetti del suo governo, così come nessuna risposta agli atti di indirizzo votati dal Parlamento. Ha persino ignorato il dovere istituzionale di chiedere scusa per aver violato per quattro anni l’obbligo di presentare annualmente questa relazione». De Luca punta poi il dito contro i dati economici esibiti dal presidente della Regione. «Schifani si vanta di un avanzo di amministrazione di oltre 5 miliardi di euro, di cui buona parte accumulato in gestione corrente durante la sua presidenza, quando qualsiasi amministratore sa che un avanzo così elevato soprattutto nella gestione corrente certifica una sola cosa: l’incapacità di spendere le entrate annuali. Lo stesso vale per il rating. Se non si investe e non si spendono i fondi, gli indicatori finanziari migliorano sulla carta, ma la Sicilia resta paralizzata. E infatti continuiamo a essere tra le regioni europee con i più bassi livelli di crescita, nonostante le ingenti risorse comunitarie a disposizione: tra le 250 regioni d’Europa la Sicilia rimane nelle ultime 20 in termini di crescita”.
“Abbiamo sentito una relazione di Schifani lunga e che parla di una Sicilia che non esiste. Oggi abbiamo avuto l’impressione che Schifani è un Peter Pan, uno che vive in un’Isola che appunto non c’è. Ha toccato punti critici e ci ha trattato proprio come i bimbi sperduti, gente pronta a credere ad ogni sua parola. Ma la verità è un’altra, per questo abbiamo portato in aula non parole come ha fatto lui ma dati e fatti che hanno smontato punto per punto. Chiaramente il presidente non è lucido, perché uno che dice che la Sicilia va a gonfie vele vuol dire solo che non ha più il giusto distacco tra la sua poltrona e la realtà che vivono tutti i siciliani quotidianamente. Una relazione che non guarda alla sanità e che Agenas ci dà come fanalino di coda per le liste d’attesa. Che non parla di differenziata, nonostante le due città principali sono maglia nera per la differenziata. Non ha neanche ricordato a questo Parlamento che un’altro dei suoi si è dimesso perché agli arresti domiciliari e non ha neanche detto che il Sole24Ore dice che la Sicilia è in fondo per qualità di vita. Ma per lui va tutto benissimo e questo è il dato veramente preoccupante e che ci fa capire che il suo governo è al capolinea. Uno che non è lucido non può fare altro che dimettersi perché qui c’è di mezzo il futuro di tutti i siciliani, che non meritano di essere presi in giro da un presidente così”. Lo affermano i deputati regionali Ismaele La Vardera, Josè Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro del gruppo Controcorrente.
“Nessuna riforma, sanità al collasso e infrastrutture in crisi: la Sicilia funziona solo nella relazione di Schifani, in realtà è un disastro”. È questo, in sintesi, il commento del capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, alla relazione presentata oggi dal presidente della Regione all’Assemblea regionale siciliana. “Quella ascoltata oggi in Aula – ha detto De Luca – non è stata la relazione sullo stato di attuazione del programma di governo, ma il racconto di una Sicilia che esiste soltanto nella narrazione del presidente Schifani. La realtà che vivono ogni giorno i siciliani è ben diversa, con un governo incapace di dare risposte concrete”. “Se davvero il quadro descritto dal presidente corrispondesse alla realtà – ha aggiunto De Luca – il centrodestra dovrebbe ricandidarlo senza esitazioni per un secondo mandato”. “In quasi quattro anni – ha affermato il capogruppo M5S – il governo non ha saputo varare una sola riforma strutturale. Non per mancanza di tempo, ma per colpa di una maggioranza tenuta insieme dalla somma dei voti e non da una visione condivisa della Sicilia. Lo dimostra anche il rinvio delle variazioni di bilancio, deciso perché il governo temeva di non reggere il confronto in Aula”. Nel mirino del Movimento 5 Stelle anche la gestione dell’assessorato al Turismo. “Continuiamo – ha sottolineato De Luca – a chiedere la discussione della nostra mozione di censura nei confronti dell’assessora Amata, perché oltre agli aspetti giudiziari esiste una questione di opportunità politica ed etica. Un politico, oltre a essere onesto, dovrebbe apparire tale. Ma il governo e la maggioranza oggi non appaiono inattaccabili né sul piano etico né su quello morale”.


