L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere dai carabinieri del Nucleo Investigativo perché accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre scorso a Pomezia vicino Roma. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura – coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi – in cui si contesta anche il metodo mafioso. Il gip di Roma ha emesso un mandato di arresto nei confronti del cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, accusato dai pm di Roma di avere partecipato al progetto di attentato al giornalista. L’uomo è attualmente latitante e si troverebbe in Africa.
Secondo l’accusa, i due sono gravemente indiziati dei delitti di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Le investigazioni hanno già condotto, lo scorso 30 giugno, all’arresto di quattro soggetti, gravemente indiziate di essere gli esecutori materiali della deflagrazione.
Nel dettaglio, Lavitola è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Tavares di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista. Inoltre, spiegano i carabinieri in una nota, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Tavares, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025. Tavares avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero.

