Le Regionali sono ancora lontane, ma Cateno De Luca e Ismaele La Vardera hanno già trovato il modo di celebrarle: a colpi di sondaggi. Ognuno col proprio. Per La Vardera Controcorrente sarebbe (già!) il primo partito dell’Isola, col 19,8 per cento, e lui il candidato più amato; Scateno, invece, aveva certificato di essere quello più efficace, quello senza il quale né il centrodestra né il centrosinistra potrebbero vincere. I due ex alleati, ormai rivali, restano accomunati dalla passione per le percentuali, utili a fomentare la campagna elettorale e i sogni di gloria.

Ma il caso vuole che entrambi – oltre a spopolare nei sondaggi – siano anche i committenti delle rilevazioni che ne celebrano l’ascesa. E qui s’insinua un tarlo sul significato politico che De Luca e La Vardera pretendono di attribuire a quei numeri. La sensazione è che se la cantino e se la suonino:

La domanda vale soprattutto per La Vardera. Perché è possibile che Controcorrente abbia intercettato un sentimento diffuso, approfittando anche del vuoto lasciato da un’opposizione spesso afona. Ma da qui a immaginare che un movimento nato poco più di un anno fa abbia già costruito un consenso più solido delle cordate di Fratelli d’Italia e Forza Italia, dei loro deputati, sindaci, amministratori, portatori di preferenze e – diciamolo – di quel sistema clientelare che ancora pesa enormemente nelle elezioni siciliane, il salto è considerevole.

Il diritto di sognare è per tutti. Però così si rischia di scambiare il desiderio per una struttura politica. Anche l’ingresso di Controcorrente in Progetto Civico Italia e la nomina di La Vardera alla presidenza della nuova federazione rappresentano un ampliamento della rete, non una moltiplicazione automatica dei voti. Progetto Civico Italia rivendica centinaia di amministratori e una presenza diffusa nei territori; resta da capire quanti di questi rapporti diventeranno organizzazione elettorale in Sicilia.

La Vardera, del resto, si muove con molta meno cautela di quella che predica. Ha già annunciato la propria candidatura alla presidenza della Regione, ha chiesto al campo progressista di accelerare sulla scelta del candidato e nel frattempo ha sottratto due deputati regionali al Movimento 5 Stelle, Carlo Gilistro e Jose Marano, proprio mentre il campo largo provava a riunirsi. È una strategia legittima che racconta, però, di una campagna elettorale in pieno svolgimento, quasi sfiancante, che priva il campo progressista della necessaria fiducia nei confronti dell’ex Iena.

De Luca parte da una posizione diversa. Lui una prova elettorale regionale l’ha già data e nel 2022 ha dimostrato di poter raccogliere un consenso robusto (anche oltre i confini messinesi). Per questo il suo sondaggio è meno sorprendente nella premessa e più interessante nella conclusione: Sud chiama Nord viene accreditato del 13,5 per cento, sarebbe ormai l’ago della bilancia, e Scateno potrebbe far vincere tanto il centrodestra – all’orizzonte c’è un’alleanza con Noi Moderati di Lupi e Romano per le Politiche – quanto il centrosinistra. È la traduzione numerica del suo nuovo verbo post-ideologico: parlare con tutti, destrutturare le coalizioni, costruire un “governo di liberazione” autonomista, civico e progressista.

La destrutturazione, però, presenta una singolare contraddizione. De Luca dice di voler smontare i vecchi schieramenti, ma per farlo pesca proprio dentro quegli schieramenti, offrendo una nuova casa a pezzi, reduci e delusi della politica: in questo modo Cateno rischia seriamente di riesumare il cuffarismo. Fra i primi ingressi c’è Mauro Pantò, già candidato con la Dc e fino a marzo presidente della Sas, dimessosi dopo le polemiche e le inchieste giornalistiche sulle assunzioni e sulle promozioni nella partecipata regionale. Un “acquisto” politicamente contraddittorio: chi promette di liberare la Sicilia dalle vecchie pratiche dovrebbe essere molto più selettivo nel concedere rifugio a figure appena uscite da vicende che quelle pratiche hanno evocato con forza.

E poi c’è Elvira Amata. L’assessora di Fratelli d’Italia, a processo per corruzione, qualche giorno fa era a Palazzo Zanca, delegata da Schifani, accanto al sindaco Federico Basile per la consegna di nuovi alloggi nell’ambito del risanamento, elogiando il lavoro svolto. La presenza era istituzionalmente motivata, ma non è la prima volta che Amata e l’amministrazione deluchiana – rivali alle ultime Amministrative – si ritrovano sullo stesso terreno: era già accaduto a giugno in altre consegne legate al risanamento. In una fase in cui De Luca cerca sponde ovunque, anche queste consuetudini finiscono sotto osservazione.

È questa, più dei numeri, la parte interessante dell’estate dei due ex alleati. Cioè: cosa si è disposti a fare, e quali inciuci si è disposti ad accettare, pur di giungere all’obiettivo? E forse proprio questa frenesia di misurarsi racconta una fragilità: chi è davvero sicuro della propria forza non ha bisogno di certificarla ogni settimana. Alla fine, per sapere quanto valgono Controcorrente e Sud chiama Nord, servirà un sondaggio che nessuno dei due potrà commissionare o interpretare a proprio vantaggio: quello delle urne.