La Sicilia deve essere atrocemente bella, bellissima, nonostante noi, noi siciliani intendiamo. Perché al contrario non si spiega questa ostinazione nel visitarla, viaggiare tra le sue dirute strade, cercare le tracce del nostro stratificato, sovrabbondante, incredibile, passato che tante meraviglie ci ha lasciato. Un passato cercato dai turisti francesi, spagnoli, inglesi, austro tedeschi, arabi, fatto in gran parte dagli stessi stranieri che hanno governato, gestito, invaso quest’isola, più strategica per immaginario che per tutto il resto. Un’Atlantide emersa al centro del Mare Nostrum che prima era altrui.

Perché da quando gestiamo noi, noi siciliani, dal 1947, dopo un periodo di iniziale orgoglio autonomistico, in cui abbiamo realizzato quel poco di contemporaneo che abbiamo, comprese le pessime periferie di Palermo e Catania, a Messina abbiamo lasciato le baracche per oltre 100 anni, da quel tempo in poi tutto si accanisce contro il povero ostinato turista. Dalle defaillance aereoportuali, ai furti delle opere più identitarie nei musei, dall’acqua che manca in molti alberghi, ai treni chimera, ai terminal dei traghetti incendiati, dai roghi delle serre nella terra di Montalbano agli incendi che spazzano via migliaia di ettari di paesaggio, fino al famoso, ineludibile, eau de munnizze che promana da vicoli e piazze di città male abitate e peggio gestite.

Se poi ci mettiamo furti, borseggi, stupri alle incoscienti turiste, risse nei locali, case vacanze fatiscenti quanto care, furti senza destrezza in ristoranti per gonzi, dove un povero sfruttato “bangla” vi fa degli spaghetti impapocchiati con le vongole mai a meno di 25 euro, ed una sarda a beccafico a 18, una sarda, quella che noi abbiamo leccato a gratis per millenni. Si capisce che noi i turisti proprio li odiamo. Vorremmo che non venissero a scassarci i cabasisi, nonostante siano il nostro quasi unico trend di reddito.

Un’isola, in cui ogni vastaso si sente almeno barone, costretti a fare i camerieri a questi che girano con le birkenstok. Noi i camerieri non lo vogliamo fare, anche se di matematici come Archimede o Pitagora non ne abbiamo più, ma di ignoranti, di andata o di ritorno, ne possiamo esportare in ogni dove. Questi maledetti turisti stranieri ci hanno gentrificato le città, ed una madre o un padre separato trova i monolocali sopra i mille euro, se non vuole abitare a borgo Molara o a Librino, dove ogni sera il sonno è interrotto dai botti dei carcerati. Questa Sicilia non ne può più, più ha le strade interrotte più ha turisti che le attraversano con le scarpe da trekking, fanno pure le regie trazzere, ed i faggeti dei Nebrodi. Forse dovremmo bruciare pure quelli al primo scirocco. Maledetti ostinati turisti, ma non ce la fate senza “chista isula”? Vi ha stregato questa Circe, questa buttana, buttanissima isola. Itivinne e lasciateci al nostro oblio, soprattutto d’estate.