Come il cerino che gira e gira a qualcuno arriva, bruciandolo, così – in tema di Ranucci – gira e gira, a qualcuno dovrà toccare. Di candidarlo. Non si discute di linea e nemmanco di equilibri interni, ma dopo le ultime dallo Zimbabwe (storia che è tutto un safari con Lavitola) quel che finisce in mano a chi se lo piglia è solo una scottatura: “Sì, vabbè, se lo candidiamo ci finisce come con Soumahoro”, celebre candidato simbolo di Avs diventato poi un incubo politico.

Così parla il dirigente vicino a Nicola Fratoianni e gira e gira, le disgrazie di Alleanza Verdi e Sinistra, detta Avs, infatti arrivano sempre con un francobollo africano. Eppure ci dicono che Angelo Bonelli, il leader dei Verdi che ha invitato Ranucci il 9 settembre alla festa di Avs, un pensiero ce lo farebbe. Anche se lui, Bonelli, smentisce, e lo fa con quella stessa fermezza con la quale smentiva anche la candidatura di Ilaria Salis due giorni prima di presentarla in conferenza stampa.

Del resto il gioco d’autunno è già iniziato: chi candiderà Ranucci, l’onorevole Sigfrido? Chissà. Sig, come lo chiamavano a Report, o “Lello” come lo chiamavano nella natìa Garbatella, è passato dal “non entrerò mai in politica” al “non escludo nulla, ma chi mi candiderebbe?”. E come ben si capisce, se il gioco dell’estate erano le vongole e le bombe d’amore al ristorante Cefalù, sul quale saltavano danzanti tutte le figure della commedia all’italiana, da Fabrizio Corona a Mariarosaria Boccia, il gioco d’inizio autunno è invece quello della candidatura fantasma, negata pure da Giuseppe Conte mentre tuttavia attorno a lui, tra grillini e fattisti, si moltiplicano i difensori di Sigfrido.

“A forza di smentite finirà che le primarie le faranno per decidere chi se lo prende”, scherza Galeazzo Bignami, il capogruppo di FdI alla Camera. La candidatura ha cominciato a esistere per via di negazioni, come certi santi che si manifestano soltanto ai miscredenti.

Non c’è più Lavitola, colui il quale per primo ebbe l’intuizione geniale – sempre gliene si dia merito – ma poiché in Italia l’ora della patacca non passa mai, gira adesso anche un misterioso sondaggio di Swg, svelato giovedì da Franco Bechis su Open, di cui si conosce il testo e si ignora il committente. Nessuno l’ha ordinato. Si sta facendo da sé, a quanto pare, come le maree.

“Non so se Ranucci ha elettori, ma un pubblico ce l’ha di sicuro”, osserva Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. E Livio Gigliuto dell’istituto Piepoli completa la prognosi: “Il pubblico può diventare elettorato”.

D’altra parte Ranucci, l’onorevole Sigfrido, ha le date piene del suo tour fino ad aprile, ha il libro, ha i premi, ha il post quotidiano su Facebook che la nazione attende al mattino come attende l’oroscopo di Branko, e ha soprattutto una campagna elettorale che, misurata in chilometri e in strette di mano, è già più intensa di quelle di Schlein e Meloni messe insieme. Gli manca solo il collegio, che nel sistema italiano fino all’ultimo è il dettaglio meno rilevante.