Antonio Tajani più stoffa vale più virtù, per l’opposizione meno stoffa vale più libertà, per Roberto Vannacci niente stoffa è meglio ancora. E bisogna proprio dire che l’appello di Giorgia Meloni a “non ingigantire” le parole di Tajani sulla maggiore affidabilità delle donne con le gonne lunghe viene preso sul serio, infatti nessuno ingigantisce: tutti accorciano. Vannacci dice al nostro Carmelo Caruso di preferire le donne senza gonna, e alle quattro del pomeriggio, mentre a Milano la settimana della moda prosegue con la sfilata di Diesel, a Roma undici senatrici del centrosinistra entrano a Palazzo Madama in minigonna. “Perché il femminismo non è un pranzo di gala”, dice la senatrice del Pd Valeria Valente, variazione su un tema di Mao, anche se l’aria, non sembri irrispettoso, è quella di un cocktail. Susanna Camusso, che è stata segretaria generale della Cgil, indossa un gonnellino a fiori sopra il ginocchio, posato su un paio di scarpe da ginnastica, primavera in alto e picchetto in basso, e racconta che “il primo giorno di lavoro tra i metalmeccanici nel 1975 ci andai all’incirca così”. Insomma il centimetro da sarta misura ormai l’inizio della campagna elettorale.

Perché la campagna elettorale del 2027, a quanto pare, si combatterà anche sull’orlo, e la geografia politica italiana, che per un secolo si è orientata fra destra e sinistra, nelle ultime settantadue ore si è ridisegnata fra sopra e sotto il ginocchio, con una terza via, rappresentata da Vannacci, che consiste nell’abolizione del ginocchio come confine. Del resto Tajani, venerdì scorso, di campagna elettorale parlava. La ragazza appariscente e infedele dalla quale metteva in guardia il figlio – nella sua non precisamente felice metafora – era Futuro Nazionale, il partito del generale che nei sondaggi ha superato la Lega e che in estate ha già sedotto un paio di deputati azzurri, e la sposa modesta dall’orlo prudente e le gambe coperte era Forza Italia, che nelle intenzioni di Tajani avrebbe dovuto apparire affidabile e rischia invece adesso di apparire soltanto meno corteggiata. Il vicepremier voleva denudare il generale, ma ieri ha finito per denudare il centrosinistra, insomma il famoso e tormentato campo largo che si è accorciato la gonna con l’entusiasmo di chi ha finalmente trovato un programma comune. L’idea è stata di Raffaella Paita, capogruppo di Italia viva, che ieri guidava la flottiglia in gonna plissettata e giacca rosa a bottoni d’oro, da ammiraglia in libera uscita, dimostrando che il centrismo ha anche una sua sartoria, fatta di pieghe che si aprono al passo e si richiudono da ferme. Simona Malpezzi ha diagnosticato a Tajani un “patriarcato intrinseco”, come si direbbe di un difetto di fabbricazione. Ma rispondere a una metafora con un orlo significa forse accettarne il sistema metrico, e l’opposizione, convinta di aver confutato il ministro, potrebbe avergli dato ragione sull’unico punto che contava, cioè che la gonna dica qualcosa della donna che la indossa. Si discute soltanto del verso in cui leggere il centimetro. Ma se la libertà cresce a mano a mano che la gonna si accorcia, allora la libertà suprema coincide con la sua assenza, e il teorema bislacco e volgare lo ha già dimostrato Vannacci, che con le sue preferenze diventa, per rigorosa deduzione, il più radicale femminista del Parlamento. La frase sciocca del ministro Tajani e la risposta in centimetri dell’opposizione, che sembravano nemiche giurate, lavorano così con zelo per il terzo incomodo, l’unico che da mesi guadagna centimetri, e li chiama punti percentuali.