Nemici, a destra e a sinistra. Giorgia Meloni passa all’attacco. Contro l’Istat, per l’eccesso di prudenza con cui mantiene l’Italia in procedura d’infrazione, perché “non so se sottostimi gli italiani o il governo”. Ma anche nei confronti del presidente della Repubblica, che aveva invitato la scuola all’integrazione e non al ghetto: la premier fa notare che “quando era ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe”.
“Delusione e rammarico” sono le parole che circolano nel governo. Prima il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che prende atto, poi anche Meloni, ospite di Bruno Vespa, digerisce a fatica il responso dell’Istat: l’Italia rimane in procedura d’infrazione per uno zero virgola, il deficit non scende sotto il 3% del Pil. Un dato che rischia di infrangere i sogni di una manovra elettorale. Anche questa volta, come già successo mesi fa, la premier mette nel mirino l’istituto di statistica, reo a suo dire di stimare per difetto e poi di rivedere tempo dopo in positivo le sue valutazioni sull’economia italiana: “Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo”, dice a Cinque Minuti, su Rai 1. Matteo Salvini si spinge oltre e invita alla disobbedienza: “Non mi importa dello zero virgola, i francesi sono oltre il 5%, serve uno scostamento da miliardi”. Una frustrazione collettiva, mentre la trattativa con l’Europa per la flessibilità si complica ma resiste.
È però sulla scuola che Meloni replica velenosamente a Sergio Mattarella. La premier – intenzionata a licenziare la norma giovedì in Consiglio dei ministri, insieme al divieto di indossare il burqa a scuola – difende l’introduzione di un tetto al 30% per gli stranieri nelle classi dopo il monito del capo dello Stato al governo. Poi l’affondo. “Quando Mattarella era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe”, ricorda Meloni. Un attacco studiato, quello della premier, determinata a smentire la “contestazione” al provvedimento che in molti avevano letto indirettamente nelle parole del Colle. Un colpo che non tiene conto della differenza tra circolare, quella di Mattarella e decreto, quello del governo Meloni, tra invito ove possibile e obbligo con tanto di sanzioni.


