Per quattro anni ha evitato – accuratamente, caparbiamente – di affrontare la questione morale. Ha ignorato le malefatte del Balilla; si è impappinato, fino a diventare giustizialista, sulle colpe della Dc cuffariana; è ridiventato garantista nei confronti dell’inchiesta per corruzione su Elvira Amata, ancora seduta, malgré tout, al vertice del Turismo. Lunedì sera, invece, il colpo di scena. Per appannare gli effetti devastanti della tempesta giudiziaria che ha travolto l’innominato suo braccio destro, Renato Schifani ha convocato la giunta regionale non per dimettersi ma per lanciare un’improbabile legge contro la corruzione; legge ovviamente destinata al binario morto. Il governatore, va da sé, ha voluto solo fare la mossa. E gettare un po’ di fumo moraleggiante negli occhi dei siciliani che lui forse considera ciechi, sordi e boccaloni. Puro avanspettacolo.


