Tutti primi al traguardo del suo cuore. Dopo Mauro Pantò, arruolato nell’esercito di liberazione nonostante lo scandalo della Sas, il generale di Sud chiama Nord, per contrastare l’altro generale (Vannacci), ha stretto un patto d’acciaio niente meno che con Giorgia Meloni, che martedì prossimo gli consegnerà le chiavi di una succursale del partito.

Cateno De Luca ha svoltato a destra (anche se continua a ripetere che in Sicilia si tiene le mani libere). E l’ha fatto – grazie ai buoni uffici dell’inquisito Gaetano Galvagno – venendo direttamente a patti con la premier: “Perché crediamo che la Meloni nello scenario complessivo sia l’unica proposta valida”, ha spiegato a l’Identità. Giorgia, da parte sua, spera di ottenere il premio di maggioranza alle prossime Politiche e De Luca, dalla Sicilia, potrebbe darle una mano. Anche a costo di sacrificare l’ultimo spot – “destrutturiamo il sistema” – con il quale avrebbe dovuto imporre il suo simbolo fuori dagli schemi delle due coalizioni. Macché.

Più a destra di Meloni c’è solo Vannacci. Cateno però s’è fermato un attimo prima: “Vogliamo costruire un percorso che sia contro questa deriva”, ha detto al Foglio. Hai voglia… Imbarcherà, probabilmente, uno dei principali protagonisti della disastrosa stagione del Turismo siciliano, Manlio Messina; e magari, chissà, l’attuale commissario di FdI in Sicilia, Luca Sbardella. Questi patrioti hanno uno strano concetto di rappresentanza. Ma tornando a De Luca: ci ha messo più di una seduta spiritica, ma alla fine è riuscito a potenziare la sua creatura dandole una ribalta nazionale. Peccato che la campagna acquisti, in pieno svolgimento, renda sempre meno credibile la promessa di rinnovamento morale.

Messina sarebbe un innesto particolarmente audace. Da assessore al Turismo nella giunta Musumeci ha inaugurato la stagione dello spendi e spandi: promozione, passerelle, pubblicità, grandi eventi. A Cannes, nel 2022, la Regione impegnò circa 2,2 milioni per “Sicily, Women and Cinema”, una mostra fotografica alla società lussemburghese Absolute Blue. L’anno successivo il conto salì a 3,7 milioni, sotto il successore Francesco Scarpinato, prima che Schifani fermasse l’operazione, bollandola come un “danno d’immagine” (la ferita per il Balilla non si è mai rimarginata, tanto da far diventare l’insulto nei confronti del governatore una prassi consolidata).

Poi c’è SeeSicily, il piano nato per risollevare il turismo dopo la pandemia attraverso voucher e servizi per i visitatori. Messina ne fu l’ideatore; la gestione proseguì con Scarpinato e Amata. Le verifiche fecero emergere 10,7 milioni di spese non riconosciute dai fondi europei, aprendo un fronte davanti alla Procura della Corte dei conti. Il rilancio dell’Isola aveva prodotto un problema per le sue casse. Adesso il protagonista politico dell’avvio di quel programma potrebbe contribuire al rilancio di Cateno.

Destrutturare il sistema, evidentemente, contempla anche la possibilità di portarsene a casa qualche pezzo. Ma Messina è il possibile acquisto romano. Il laboratorio del nuovo cuffarismo rimane in Sicilia. Cateno aveva contestato Totò, le sue scelte, il suo modo di organizzare il consenso. Oggi si propone come destinazione per una parte di quella classe dirigente. Lo ha spiegato lo stesso De Luca presentando il sindaco di Bagheria Filippo Tripoli, il 30 settembre scorso. Dopo le vicende giudiziarie della Dc aveva cercato un dialogo organico con la comunità democristiana rimasta “spaesata”. Non riuscendoci, aveva avviato “singole interlocuzioni”. La crisi dello scudocrociato era diventata un’occasione per allargare Sud chiama Nord. Gli uomini di un’esperienza politica fortemente contestata potevano convertirsi, uno alla volta, in protagonisti della liberazione.

Mauro Pantò resta il simbolo di questa conversione. A marzo aveva lasciato la presidenza della Sas, Servizi ausiliari Sicilia, dopo le rivelazioni sulle assunzioni e sulle promozioni nella partecipata regionale. Le cronache avevano raccontato di parenti di politici e vertici societari entrati attraverso i posti riservati alle categorie svantaggiate. A luglio Pantò era già fra i primi dodici “pionieri” del progetto De Luca sindaco di Sicilia. Dallo scandalo alla candidatura il tragitto è stato brevissimo.

Pantò non è rimasto un’eccezione. Filippo Tripoli, sindaco di Bagheria proveniente dalla stessa area, è stato presentato come un acquisto strategico nel Palermitano. A Favara sono arrivati altri consiglieri, fra cui l’ex democristiano Salvatore Fanara. Il movimento si allarga pescando nelle reti che hanno sostenuto il centrodestra e che adesso cercano una nuova protezione politica. Il patrimonio della comunità “spaesata” è fatto anche di candidati, relazioni e preferenze: tutto materiale utile alla prossima tornata elettorale.

Gli ultimi ingressi estendono la raccolta al Trapanese: Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo e presidente del Libero Consorzio di Trapani, Francesco Stabile, sindaco di Valderice, e altri amministratori, fra cui il consigliere comunale di Marsala Gaspare Di Girolamo. L’obiettivo è costruire una rete di consenso personali attorno al leader. Il “campo nuovo” cresce con una campagna acquisti che somiglia parecchio alle abitudini del vecchio.

L’accordo con Meloni completa il quadro. Due deputati in prestito serviranno a formare una componente al gruppo misto della Camera e ad alleggerire la raccolta delle firme (come da indicazioni della nuova legge elettorale). In Sicilia si raccolgono uomini per le liste, a Roma parlamentari per facilitarne la presentazione. Il clientelismo denunciato a Cuffaro passa in secondo piano quando si scelgono i compagni di viaggio; il trasformismo diventa apertura ai territori. Per destrutturare il potere, De Luca ha cominciato ad arredarsi la casa con i mobili di Totò.