Un discorso lungo, più del solito. Giorgia Meloni si presenta in Senato cinque minuti dopo le nove, il taccuino è già pregno di appunti. La premier si metterà a difesa di Volodymyr Zelensky dopo il voltafaccia della Casa Bianca? Criticherà Donald Trump che stringe accordi con Putin? Insisterà sul sostegno europeo per alleggerire le bollette italiane? Un triplice sì, con alcune contraddizioni e parecchie conseguenze, che fa il pieno di applausi a destra, con qualche sparuto sorriso dalle parti del Partito democratico.
Il passaggio più duro è anche quello più atteso. Per giorni, da quando settimana scorsa Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per togliere le sanzioni sul diesel in modo da far immettere sul mercato il gasolio russo, a Palazzo Chigi non è volata una parola. Alle comunicazioni in Senato, tradizionale primo passaggio in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la premier punta il dico contro il tycoon: il deal trumpiano col Cremlino è “una scelta molto rischiosa”. Una reazione calibrata nei toni, netta nelle scelte delle parole. “Il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine”.
Questa la notizia, nessuno ha dubbi tra i corridoi di palazzo Madama. In aula, scoraggiati, assistono i leghisti. Assente Matteo Salvini: il vicepremier gioca la sua partita e, in attesa del congresso straordinario della Lega del 24-25 ottobre, vola a Bruxelles, per il summit dei Patrioti europei. Il ministro salviniano presente è solo uno: Roberto Calderoli.


