Andrea Minuz è l’egemonia fatta persona, e sa che egemonia fa rima con ironia. Ha lanciato su X “Il tesoro di Zapatero” come titolo di un film neowestern all’italiana. Solo che quel vecchio ed egregio nemico di questo giornale, fin dai tempi della movida e della boda gay, va considerato con indulgenza garantista nonostante quella storia di gioielli, riciclaggi, progetti di fuga a Caracas e altro che lo coinvolge di petto. Forse si può mostrare una certa Schadenfreude, gioia al cospetto dei guai degli altri, pensando alla politica estera palestineggiante e antisraeliana, ma proprio alla Francesca Albanese, di quella che sarebbe sconsiderato, anche per rispetto dell’alleata Elly, presentare come una banda di ladri. Anzi. Luciano Capone mi ricorda che per Zapatero “essere socialista vuol dire avere poco e dare tanto”. E facciamogli fiducia, a lui e a Begonia Sánchez, un’eroina degna delle crisi di nervi sull’orlo dell’abisso di un altro Pedro, l’elettrico Almodóvar, con l’avvertenza che la corruzione della politica non è il nostro scandalo preferito, quando si tratti di una buona politica (lo abbiamo letto nella Treccani e nei “Discorsi” di Machiavelli, oltre che in Croce), può essere un’aggravante quando si fa politica per lucrare il consenso idiota di masse diseducate e ideologizzate dalla fantasmagoria schifosa del genocidio ebraico (in senso attivo, ché quello passivo è stato dimenticato). Dunque Sánchez, signora mia, come facciamo a intestargli, ora che è anche andato a molestare il Papa Leone, la nuova Internazionale pacifista e antisemita? Continua su ilfoglio.it


