I mitici Berliner Philarmoniker, per l’ondata di calore che ha colpito l’Europa, hanno suonato per la prima volta senza la giacca e con le maniche delle camicie arrotolate. Tutto al solito invece a Palermo per le opere pubbliche. Il ritardo si è presentato come sempre in perfetto orario. Con riguardo, oltre ai lavori per la metropolitana in centro, già indietro di parecchi anni, anche alla casa del Comune, il palazzo Pretorio o delle Aquile, dalle quattro in gesso postevi agli angoli.
Vi è la Sala delle Lapidi dove dall’Unità d’Italia si riunisce il consiglio cittadino, un tempo il Senato. A Palazzo c’è l’ufficio del Sindaco e della Giunta, in belle sale. Tutte da anni consumate dal tempo e da cattivi, modesti restauri. Oltreché dall’uso non sempre appropriato da parte del pubblico e dei consiglieri.
Dopo anni di tergiversazioni, discussioni e rinvii, finalmente i lavori vengono messi a gara nell’ormai lontano 2017. Ma la consegna avviene dopo tre anni, a seguito di ricorsi e contese giudiziarie che si concludono solo in quella data. Il sindaco Orlando dichiarò: “Anche questo è un modo di costruire il futuro di Palermo”. Un futuro anche in questo caso, incerto.
Considerato che la consegna dei lavori della casa del Comune avrebbe dovuto avvenire a settembre dell’anno scorso ed è via via slittata fino al 12 settembre di questo anno, almeno finora. Perfino il pacioso presidente del consiglio ha fatto mostra di indignarsi. Anche perché gli avevano fatto annunciare che la consegna sarebbe avvenuta già questo luglio dopo tante proroghe.
E così ha dichiarato che, “pur non facendone un dramma, la delusione c’è. E nessun altro ritardo verrà tollerato”. Poi ha aggiunto che il consiglio ha assoluto bisogno dei propri locali “per lavorare bene”. Ci permettiamo di essere piuttosto scettici su questa affermazione. Che è certo piena di buona volontà ma poco realistica.
S’è infatti visto di tutto nei vecchi locali, dai navigati marpioni, agli affaristi, agli acrobati da circo, ai saltimbanchi. Ma che lavorassero bene, tranne le ovvie eccezioni e i generosi tentativi, solo un ottimista incallito può dirlo. E tuttavia speriamo ancora che sia vero. Che finalmente nelle antiche sale coperte di lapidi e di tramontata gloria, dove più spesso volano sciacalli e papere piuttosto che aquile, si apra una stagione di efficienza a vantaggio della città.
Se il comune non riesce ad essere in orario neanche quando si tratta della sua casa tanto prestigiosa, come volete che faccia in tutte le altre materie? Fa come si vede. Con ritardo ormai consueto. Un destino cinico e baro, che include tanta sprecata buona volontà.
Il sindaco, memore dei suoi trascorsi da Rettore Magnifico, tace o guarda altrove. E adesso rivendica una ricandidatura, magari assieme al presidente uscente della Regione. Le risse accademiche gli hanno insegnato la pazienza aspettando che le crisi si plachino, come sempre. Quanto ai programmi poi si vedrà, come diceva un illustre ministro siciliano dell’Interno.


