Sezioni Tematiche

Alberto Gentili per l'Huffington Post

L’ambizione di Marina Berlusconi:
dare le carte per il Quirinale

A trovare il nome, non troppo originale per la verità, sembra sia stata Marina Berlusconi in persona. “Mi parlate di rischio di pareggio, di non vittoria alle elezioni. Non ci vedrei alcun dramma. Viva il Pareggione!”, avrebbe esclamato la capa di Forza Italia e di Fininvest parlando con qualche colonnello azzurro. Così, da alcuni giorni, come racconta lo storico centrista Marco Follini, nei corridoi di Camera e Senato ha cominciato a circolare il “fantasma del pareggio”. Anzi, del Pareggione appunto. Una strana creatura che spaventa parecchio chi pensa di poter impugnare il bastone del comando nella prossima legislatura: Giorgia Meloni ed Elly Schlein in primis. Ma che va a genio a tutti coloro, e sono tanti, stanchi di fare i gregari in un bipolarismo mutato in bipopulismo. Continua su Huffington..

Un’andreottissima Giorgia nella lunga notte di Bruxelles

Il diavolo, come si sa, è nei dettagli e dunque è presto per un bilancio complessivo. Ma nella notte di Bruxelles, Giorgia Meloni ha incassato un doppio successo: niente uso degli asset russi per sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia, ma un prestito da 90 miliardi ricorrendo al debito comune. E niente firma dell’accordo con il Mercosur: se ne riparlerà a gennaio, dopo che sarà stata strappata qualche garanzia per gli agricoltori italiani (e francesi). Il bottino della premier, che con la sua azione spinge l’Europa su posizioni più vicine a Donald Trump, (anche lui vuole mettere le mani su quegli asset) e non acuisce lo scontro già fortissimo con Vladimir Putin, è sorprendente in quanto del tutto inatteso alla vigilia. Della serie: “Nessuno l’ha vista arrivare”. Da giorni..

Crosetto, il candidato al Quirinale che piace quasi a tutti

L’ultimo strappo, Guido Crosetto, l’ha consumato qualche ora fa. Matteo Salvini frenava sulle armi americane da acquistare e da girare a Kiev e lui, senza strepiti ma con un marcato gesto polemico, ha annullato il viaggio programmato a Washington. “Cosa vado a dire agli americani? Che siamo indecisi a tutto?”. Sempre nelle stesse ore, il ministro della Difesa ha risposto picche alla richiesta del leader leghista di aumentare i soldati impegnati dal 2008 nell’operazione “Strade sicure”. “Aumentarli? No. Anzi, devono tornare a fare i soldati”. E più sberle Crosetto mena a Salvini, più è distante il suo aplomb istituzionale dalla grintosa e ringhiosa postura di Giorgia Meloni, più il ministro della Difesa piace alle opposizioni. Tant’è, che davanti al terrore in purezza di ritrovarsi al Quirinale tra quattro anni l’underdog..

Tajani in crisi: ai Berlusconi
non piace Meloni trumpiana

“Se il governo fosse antieuropeista, noi non staremmo un minuto di più al governo”. Alla fine, dopo giorni di tentennamenti, Antonio Tajani è arrivato ieri a minacciare la crisi. Dietro all’ultimatum, all’inedita postura muscolare del mite segretario di Forza Italia, c’è l’aggressiva concorrenza di Matteo Salvini che gli ruba il mestiere di ministro degli Esteri: venerdì il vicepremier leghista si è intrattenuto al telefono con il vicepresidente americano J.D. Vance e presto andrà ad abbracciarlo a Washington. E c’è, soprattutto, l’insofferenza della famiglia Berlusconi per la deriva che ha preso l’esecutivo di centrodestra. Marina, in primis, non ha gradito le ultime mosse di Giorgia Meloni. E sarebbe stata lei, raccontano, a spingere Tajani ad alzare la voce: “L’ho detto e lo ribadisco, la politica estera la facciamo io e Meloni”...

La Meloni prenota Washington
Un Trump da sventolare a Salvini

“Tu non rispondi più al telefono e appendi al filo ogni speranza mia… “, cantava Laura Pausini. Giorgia Meloni potrebbe intonare lo stesso struggente ritornello. A Palazzo Chigi e alla Farnesina c’è grande fermento. Attesa trepidante. Si lavora, pancia a terra e telefoni bollenti, per ottenere da Donald Trump una convocazione a Washington della premier nel weekend o la prossima settimana. Il motivo dell’urgenza: dare nelle prossime ore l’annuncio del primo bilaterale ufficiale tra Meloni e il presidente americano. L’obiettivo: permettere alla premier di affrontare con più forza la trattativa con Matteo Salvini sulla risoluzione da votare in Parlamento mercoledì. Quella su cui la maggioranza, lacerata sul fronte estero, si è avvitata. E poi consentirle di andare al Consiglio europeo di giovedì e venerdì con la patente di “pontiera” tra..

La tattica del sommergibile. Meloni resiste alla burrasca

La tattica del sommergibile paga. Giorgia Meloni è riuscita, in queste settimane di passione, a non dire una parola sulle mille grane che assediano il governo. Dopo aver annunciato via social il 28 gennaio di aver ricevuto un’informativa di garanzia assieme ai ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano e aver attaccato il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, si è inabissata. Soprattutto si è tenuta alla larga dal mefitico pantano. Tant’è, che nessuno – neppure le opposizioni – si interrogano sul reale stato di salute dell’esecutivo, che non sarebbe poi così male se non fosse per i complicati rapporti con Matteo Salvini. Ma di questo parliamo più avanti. Il fatto clamoroso è che, involontariamente, Meloni sta dando una sorprendente prova di forza e di resilienza. Qualunque..

Dio salvi Salvini. E se la crisi del
Capitano travolgesse il governo?

A palazzo Chigi e a via della Scrofa, il quartier generale di Fratelli d’Italia, ormai lo sanno tutti: se dovesse scegliere tra il governo e il partito, Giorgia Meloni opterebbe per il governo. Il giocattolo le piace assai e vuole dilettarvisi fino al 2027 e… oltre. Senza scossoni, senza rimpasti, tantomeno una crisi e la dolorosa via crucis di una nuova fiducia e la nascita di un Meloni-bis. “Piuttosto che dover affrontare quel pantano, taglierei la testa al toro e andrei sparata alle elezioni”, ha confidato qualche giorno fa a un fedelissimo. Un approccio che porta la premier a pregare affinché Matteo Salvini non venga travolto dalla ribellione montante nella Lega. Continua su Huffington Post

Tutta la destra va a gonfie vele, tranne quella di Salvini

La batosta in Umbria per Matteo Salvini è stato un pessimo risveglio. “La fase brutta è alle spalle, si torna a cavalcare l’onda”, aveva confidato entusiasta all’alba del 6 novembre ai fedelissimi Claudio Durigon e Massimiliano Romeo. Era il giorno del trionfo di Donald Trump e la narrazione globale scommetteva sul grande ritorno del capo leghista. Muscoli gonfi e futuro radioso. Tanto più che il quadro astrale di Salvini appariva perfetto: The Donald alla Casa Bianca, Vladimir Putin più vicino alla vittoria, i sovranisti e l’ultradestra in avanzata in tutta Europa. A cominciare dai neonazisti di Alternative für Deutschland, con la Lega nel gruppo dei Patrioti assieme ad altri amiconi del Capitano: la francese Marine Le Pen, l’ungherese Viktor Orbán, l’olandese Geert Wilders, solo per fare qualche nome. Invece, per..

Mulè: “Cara Meloni, ora basta
con l’antropofagia politica”

“Qui ci vorrebbe Silvio Berlusconi. Giorgia Meloni dovrebbe prendere esempio da come lui gestiva la coalizione. Con lungimiranza e generosità, senza tenere conto soltanto dei rapporti di forza”. Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia, prova a mettere un freno agli appetiti e al “Cencelli muscolare” adottato da Fratelli d’Italia nel Risiko delle candidature alle elezioni regionali. Però ormai Berlusconi non c’è più e Meloni e i suoi stanno cannibalizzando voi alleati… L’antropofagia politica porta soltanto a inutili tensioni, che poi possono sfociare in disaccordi evidenti. Ed è quello che il centrodestra non deve fare memore, appunto, della lezione di Berlusconi che da leader con il 40 per cento dei voti dava uguale dignità e spazio agli alleati, non guardando ai numeri ma all’unità della coalizione che..

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