Sezioni Tematiche

Alberto Gentili per l'Huffington Post

Un rigurgito sovranista ha fatto
inciampare Meloni sul più bello

Giorgia Meloni è inciampata sulla linea del traguardo. Fino a qualche giorno fa, a bilancio del primo anno di governo, in politica estera la premier sarebbe stata promossa a pieni voti. In barba agli allarmi e ai sospetti scattati dodici mesi fa in quasi tutte le cancellerie europee, l'inedito esecutivo di destra-centro si era mosso sui binari giusti. Anche grazie, e soprattutto, ai vincoli esterni, al rodato sistema costituzionale e agli argini e ai consigli di Sergio Mattarella. A far alzare i voti non è stata però solo diligenza e disciplina. Meloni in un anno ha costruito un ottimo rapporto con il presidente Usa, Joe Biden, in nome di un atlantismo di ferro e del sostegno all'Ucraina senza se e senza ma. Ha tessuto buone relazioni con Bruxelles, grazie al..

Berlusconi è morto, e neanche Forza Italia sta tanto bene

Niente da eccepire sul decreto Caivano perché l’ordine a Tajani è non disturbare Meloni. Il pasticcio sulle banche e l’inutile barriera anti Le Pen. Le truppe tacciono e il liberalismo non è più nemmeno uno slogan

Fascina in cenere. Azienda e
partito l’hanno già congedata

“La notizia, quella unica e vera, è che la figlia Marina ha autorizzato Antonio a dire che la famiglia sarà al fianco del partito. Non è un coinvolgimento personale diretto. Ma non è poco...”. Maurizio Gasparri, infilando la porta d’uscita prima che cominci la conferenza stampa di Antonio Tajani & C, offre la sintesi estrema del tentativo di tenere in vita Forza Italia ora che il padre fondatore non c’è più. Ma il coinvolgimento di Marina Berlusconi e dei suoi fratelli, indispensabile per la sopravvivenza e per poter immaginare un futuro del partito fondato dal Cavaliere (visti anche i 90 milioni di debiti), non è l’unica notizia che filtra dallo stanzone ultra affollato del palazzo che si affaccia su San Lorenzo in Lucina. Le altre due riguardano Marta Fascina, la..

L’ultima badante del Cav.

Forza Italia, Marta & Co.: gli eredi dell’imperatore impegnati a spartirsi un’eredità che non c’è

Sgarbi, il cacciatore di poltrone
“Io incompatibile? Me ne fotto”

In una sola giornata, Vittorio Sgarbi, ha racimolato altri due incarichi. Sindaco di Arpino, comune del frusinate noto per aver dato i natali a Cicerone. E consigliere comunale a Latina. “La vittoria? Me l'aspettavo. Anzi, non capisco chi ha votato gli altri candidati”, il lapidario commento del critico d'arte, polemista tv, politico e, soprattutto, collezionista di poltrone. Undici quelle su cui siede in contemporanea. Un record assoluto. Sgarbi è infatti dal 2019 anche prosindaco di Urbino, dall'anno scorso assessore alla Bellezza del Comune di Viterbo e da ottobre sottosegretario alla Cultura del governo di Giorgia Meloni. “A quello non si può dire di no, sennò ti scatena l'inferno”, confidò la premier. Continua sull'Huffington Post

Lega divisa su come stare in Europa
Salvini in mezzo, ma ha già deciso

Contare e incidere in Europa, oppure restare ancora una volta ininfluente, una sorta di fantasma che si aggira per i palazzi europei. In apparenza è questo il dubbio che tormenta Matteo Salvini. Tant'è che, all'atteso consiglio federale celebrato oggi a Milano, quello che da programma avrebbe dovuto tracciare "il futuro della Lega in Europa per i prossimi trent'anni", il segretario non ha preso posizione. Ha rinviato ogni decisione a una nuova riunione dello stato maggiore del Carroccio fissata per il 29 maggio. Continua su Huffington Post

Salvini, come passare dai
porti chiusi al becco chiuso

Giorgia Meloni e Matteo Salvini, alle prese con l'ondata migratoria più grande degli ultimi anni, non smettono di stupire. Meloni è riuscita a fare il grande salto verso Palazzo Chigi cavalcando il blocco navale e i porti sbarrati. Ma dall’ondata di disperati ora rischia di essere travolta. Salvini, per anni lo sceriffo e il gendarme finito perfino alla sbarra con l’accusa di aver sequestrato centinaia di naufraghi quando faceva il ministro degli Interni, tace. Non strepita. Non grida. Di fronte allo sbarco di 650 migranti a Roccella Jonica, il capo leghista è riuscito a dribblare le critiche al (suo) governo parlando di “evidente attacco della malavita”. Un paradosso nel paradosso. Tanta prudenza è figlia dell’estrema debolezza di Salvini. “E della consapevolezza”, come dice un ministro di Fratelli d’Italia, “che al..

Gerenza

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