Calogero Pumilia

Ma quale Dc. Per favore separate Cuffaro da De Gasperi

L’avevano chiamata Democrazia cristiana. Ma del partito di De Gasperi, di Moro e di Piersanti Mattarella aveva poco o nulla. Era una formazione personale venuta meno con i problemi giudiziari di chi l’aveva creata ed era riuscito a darle consistenza numerica e potere rilevante. L’indagine giudiziaria aveva indotto Schifani a mettere fuori dalla giunta gli assessori designati da Cuffaro, che pure erano immuni da responsabilità personali. Parve un moto di indignazione morale manifestato con invidiabile prontezza, in realtà era solo un esercizio di convenienza. Schifani colse l’occasione per dare il colpo decisivo ad una forza di notevole capacità attrattiva per deputati con attitudine alla transizione, di ottima disposizione al potere e capace di creare problemi seri al traballante rapporto tra i partiti a dimensione nazionale. Mentre prendeva le distanze dai..

Dall’anatema all’abbraccio: la questione morale di Schifani

Quella respinta dall’Assemblea regionale, al termine di un breve, modesto dibattito, è stata solo formalmente una mozione di sfiducia. Chi l’ha presentata, già con poca convinzione, come un atto dovuto per segnalare una presenza esile e ininfluente, ne conosceva l’esito, consapevole perfino di pervenire ad un risultato opposto a quello sperato. Anziché svelare le pesanti contraddizioni della maggioranza, rese ancora più stridenti dalle vicende giudiziarie che hanno riguardato Cuffaro e hanno portato alla cacciata dei suoi dal governo, l’iniziativa dell’opposizione ha consentito a Schifani di nascondere temporaneamente la polvere sotto il tappeto e di ostentare l’unanime consenso dei partiti che lo sostengono. Tutti per uno, uno per tutti. Non è costato nulla, non erano in ballo questioni di potere né si dovevano distribuire dei fondi. Il voto, del resto, era..

Un vescovo nel deserto, questa politica è muta e sorda

Di altrettanto duro e determinato come il recente intervento dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, c’è l’indifferenza dei suoi interlocutori. C’è l’assordante silenzio di chi guida la città di Palermo e la Regione, l’atonia, l’indifferenza, l’assenza perfino di un formale riscontro. Nessuno di loro – in passato succedeva magari con qualche tratto di ipocrisia – ha dato segno di aver sentito le parole del presule, che dopo dieci anni di permanenza alla guida dell’Arcidiocesi ha richiamato con forza, perfino con veemenza, sicuramente in modo sapienziale “i lupi rapaci” che governano in un clima nel quale “proliferano le connivenze che continuano a distruggere la nostra Isola”. Nell’ultimo suo libro, Nel segno della speranza, Lorefice ha raccolto l’esperienza maturata a Palermo e in modo profetico, con una forza analoga a quella che fu..

Giusy & Renato. Una recita sbattuta in faccia ai siciliani

Si sono dati convegno al Teatro Pirandello di Agrigento per scambiarsi doni, per autocelebrarsi, per dirsi quanto sono bravi, solerti e attenti. L’assessora al Territorio aveva immaginato di riconoscere i meriti di quanti pongono attenzione al territorio, per nominarli “ambasciatori dell’ambiente”. Casualmente come primo meritevole è stato individuato il presidente della Regione. “Tu mi nomini ed io ti premio”, potrebbe essere il titolo di una banale pièce teatrale. Così il nostro è stato insignito tra gli applausi dei Fratelli d’Italia e dell’intera classe dirigente della Città dei Templi, che si appresta a chiudere il mirabolante anno di Capitale della cultura. Dalle immagini della cerimonia si scorge Schifani senza imbarazzo, composto e serioso come sempre che, accettando il riconoscimento, non si lascia scappare da ridere, circondato dai numerosi “clientes” locali che,..

Schifani tra il galateo dei deputati e la “roba” di Cuffaro

Dopo le vicende giudiziarie che hanno riguardato la Nuova Democrazia cristiana, ci risiamo. Sull’assessora al Turismo pende una richiesta di rinvio a giudizio, ma questa volta, al contrario di quel che è successo due settimane fa, Schifani dichiara che può restare al suo posto. Compie questa scelta il giorno stesso nel quale ha regalato a tutti i deputati la copia di un libro del segretario generale del Senato, il Codice parlamentare. Prima di inviarlo ai suoi colleghi, Schifani lo avrà letto, ritrovando del resto molte cose che già conosceva per essere stato presidente di quel ramo del Parlamento. Oltre a conoscerle, le avrà interiorizzate e fatte proprie, a cominciare dal richiamo, non solo ai senatori ma a tutti coloro che svolgono funzioni legislative, a comportarsi con disciplina e onore, come..

Ma di Cuffaro, dentro questa Regione, non ce n’è uno solo

In queste storie che da parecchi giorni interessano l’opinione pubblica, la Democrazia cristiana non c’entra. Quel partito ha concluso la propria esperienza nel 1994. Ne rimane la memoria, si può continuare a manifestare il giudizio per i meriti e le responsabilità che ha avuto in più di cinquant’anni. La Democrazia cristiana appartiene alla storia. Quella che porta il suo nome oggi è una formazione diversa, legata al nostro tempo, delimitata territorialmente, priva delle radici del partito di De Gasperi, di Moro e di Piersanti Mattarella, animata da un tentativo del tutto improbabile di far rivivere un’esperienza compiuta. Qualche volta sono stato chiamato a partecipare ad iniziative della Nuova Democrazia cristiana per raccontare le vicende del passato alla luce della mia esperienza. In quelle circostanze non ho mai nascosto la convinzione..

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